I ricoveri montani di alta quota una grande ricchezza da valorizzare

15 Luglio 2018

Il Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga, oltre a una rete sentieristica di tutto rispetto recentemente “restaurata”, vanta un buon numero di rifugi (46 solo sul Gran Sasso), alcuni dei quali...

Il Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga, oltre a una rete sentieristica di tutto rispetto recentemente “restaurata”, vanta un buon numero di rifugi (46 solo sul Gran Sasso), alcuni dei quali ottimamente gestiti e altri, anche nel massiccio della Laga, agro-pastorali. Una ricchezza immensa, sicuramente da valorizzare. Come per tutto l’Appennino abruzzese, i rifugi sono spesso chiusi, a volte abbandonati, comunque spesso non valorizzati.
Il Gran Sasso può vantare ambienti e altitudini molto peculiari ed è frequentato da escursionisti, alpinisti, semplici passeggiatori, sportivi di ogni genere. È per questo che un’offerta turistica a tutto tondo potrebbe divenire il volano economico per tutto il territorio.
Tra mille difficoltà, molte sezioni CAI gestiscono i rifugi, ma se non vengono sostenuti economicamente per l’approvvigionamento e la viabilità, questi divengono luoghi chiusi e non fruibili. Rilanciarli sarebbe un obbligo, ma è chiaro che è impossibile fare tutto nel giro di pochi anni. Con questa seconda inchiesta (la prima è stata pubblicata il 31 maggio) andiamo sul Gran Sasso per cercare di capire cosa si può fare con una costruzione che si trova in posizione così panoramica e visibile da quasi ovunque. Si tratta di un albergo mai terminato a quota 1.896 m vicino all’arrivo della Funivia la Madonnina dei Prati di Tivo, il cui soprannome dice tutto: “L’Albergo diruto”, l’albergo dell’Arapietra.