I tre fronti caldissimi di D’Alfonso

9 Giugno 2016

Nuovo consulto dal ministro Delrio per i dossier più controversi nei collegamenti da e per l’Abruzzo. Le prossime tappe

Cambiare, dragare, stravolgere e rilanciare: sono le parole d’ordine che ruotano attorno al porto di Pescara, da anni simbolo dell’arretratezza e dell’inadeguamento infrastrutturale dell’Abruzzo. Da porto canale a porto commerciale a porto inutilizzabile. E pericoloso. Tanto che per rimetterlo a nuovo la Regione ora intende investirci circa 18,5 milioni di euro; 3,5 milioni per manutenzione straordinaria (dragaggio e bonifica) e altri 15 per tagliare la diga foranea e realizzare le altre opere. Questa seconda parte degli investimenti è ricompresa nel nuovo piano regolatore la cui approvazione dovrebbe essere questione di mesi.

Nel frattempo tuttavia occorre pensare come lasciare in vita questo porto che fa acqua da tutte le parti.

I collegamenti quindi. E’ di pochi giorni fa la notizia che questa sarà l’ultima estate del servizio di traghettamento con le isole croate effettuata dalla società italiana Snav. L'amministratore delegato Raffaele Aiello l’ha detto chiaramente in occasione della fiera nautica Sottocosta indicando nei bassi fondali la causa principale. Il catamarano Snav quest’anno parte per Hvar il 23 luglio fino al 4 settembre in rispetto a un contratto di incentivi della Camera di commercio di Pescara. Chi dopo di la Snav? Lasciare il porto senza un collegamento turistico sarebbe un peccato.

Il governatore Luciano D’Alfonso ha nei giorni scorsi “avvicinato” la società di navigazione statale croata Jadrolinija, che aveva coperto la rotta Pescara-Spalato prima della società italiana. Il contatto è stato creato, la disponibilità è stata data. Ma anche in questo caso è vincolante ai fondali. (v.d.l.)