Il baratto si mette in rete Nasce il circuito Abrex

12 Giugno 2015

Già 100 aziende abruzzesi coinvolte nell’iniziativa che riscopre il vecchio scambio Vendono e comprano utilizzando la formula della permuta di beni e di servizi

PESCARA. Gestite una piccola azienda piccola, anzi piccolissima. Dovete ristrutturare un locale e non volete privarvi di un piccolo capitale o chiedere un prestito in banca. Che fare? Se aderite al circuito di credito commerciale Abrex, chiamate una ditta edile che aderisce al circuito e pagate col sistema della permuta, dunque con i prodotti che vendete o producete. Il meccanismo somiglia al classico baratto. Il rapporto però non è a due, tra voi e il venditore, ma si sviluppa all’interno di una rete più ampia di aziende associate che producono e si scambiano i propri beni e servizi. Abrex è nato in Abruzzo sul calco della gemella sarda Sardex (ad è Roberto Spano, ieri al Forumed a Pescara) che dopo 5 anni di attività conta più di 3.000 imprese iscritte e un interscambio di oltre 30 milioni di euro in beni e servizi nel 2014. In Italia 10 regioni hanno in vigore questo circuito. Promotore dell’iniziativa in Abruzzo è l’ex sindaco di San Valentino Angelo D’Ottavio che in Abrex svolge il ruolo di advisor manager: «L’idea è di costruire una comunità di imprese abruzzesi che utilizzano l’istituto della permuta. Per questa avventura ho lasciato la politica e l’attività amministrativa e mi sono anche dimesso dalla Regione Abruzzo. Abrex oggi ha cento associati, ma altri stanno entrando e investendo con noi», dice D’Ottavio. La società ha sedi a Vasto, Spoltore, Teramo e San Valentino. Presto aprirà una sede anche all’Aquila. «Siamo una economia in più, aggiuntiva, non togliamo lavoro, siamo complementari all’attività delle banche e dei consorzi fidi che in qualche caso ci chiamano quando un’azienda non può avere credito». In sostanza Abrex funziona da ufficio acquisti e vendite incrociando domanda e offerta. Per esempio, un ristorante acquista mille euro di vino dal produttore aderente alla rete. Per chi vende sono mille euro di credito (1.000 Abrex) e per il ristoratore mille Abrex di debito. Il vantaggio del produttore è che i mille euro può scontarli entro un anno su tutte le aziende iscritte al circuito; al tempo stesso il ristoratore che ha comprato riceve clienti del circuito per i quali non ha dovuto fare pubblicità. Ma Abrex come guadagna? «Non si paga nulla, nè provvigioni nè interessi. Le transazioni avvengono on line, tramite una card o tramite una app per smartphone. Chiediamo solo l’iscrizione al circuito, il cui importo varia in base al fatturato dell’azienda». D’Ottavio insiste anche sul lato etico dell’impresa. «In Sardegna ci pagano anche gli stipendi», dice. «So di un’azienda che produce sughero che ha pagato in Sardex l’anticipo Tfr a un dipendente. E il dipendente col credito in Sardex ci ha organizzato il matrimonio, comprese le bomboniere. Questa è economia reale», dice D’Ottavio che respinge ogni collegamento di Abrex con i Bitcoin, la moneta virtuale: «Quella è un’attività speculativa. Nel nostro caso non è possibile cambiare i crediti per un controvalore in euro. I debiti si compensano con i crediti e il circuito garantisce una maggiore redditività anche allo Stato, perché tutto è tracciato: è impossibile fare una transazione se non c’è il documento fiscale». Per il momento il circuito è limitato solo all’Abruzzo, «ma per la fine del 2016 attiveremo un intercircuito che darà la possibilità di vendere in Sardegna quello che produciamo in Abruzzo». L’iniziativa può interessare anche le amministrazioni pubbliche? Il presidente della Regione Luciano D’Alfonso ci sta pensando e ha convocato Abrex per un incontro il 22 giugno.

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