Il boom Pecorino: 100 etichette in enoteca

La riscoperta di questo bianco è la novità degli ultimi anni. E mette d’accordo consumatori ed esperti
CHIETI. È conosciuto come il “rosso vestito di bianco” per le sue caratteristiche: buona mineralità e acidità, grado alcolico piuttosto elevato. Questo, e altro, è il Pecorino, vino a bacca bianca che di anno in anno conquista nuovi segmenti di mercato. Si tratta di un vitigno autoctono marchigiano e abruzzese e l’etimologia deriverebbe dall’essere particolarmente appetito dalle pecore transumanti che, a settembre, ne apprezzano l’elevata presenza di sostanze zuccherine essendo un’uva che matura prima delle altre. A causa della ridotta produttività era relegato in territori sempre più di nicchia nei quali è la passione, più che le regole del mercato, il parametro cui sottostare. Il vitigno è iscritto nel Catalogo Nazionale delle Varietà fin dal 1871, anche se la sua origine si perde nella notte dei tempi. Il Pecorino oggi è una vera e propria eccellenza vitivinicola in grado di mettere d’accordo gli appassionati e i profondi conoscitori. Il suo colore è giallo paglierino, spesso con riflessi verdognoli, gli esperti riconoscono al palato sentori di frutta matura, mela renetta, liquirizia, fiori d’acacia e gelsomino. È senz’altro il vino bianco più bevuto sulle coste adriatiche dell’Italia centrale e dopo il boom d’impianti dei primi anni Duemila, il numero di etichette è esploso: quelle censite sono più di cento. Oggi il Pecorino è anche il bianco abruzzese che cresce di più nella grande distribuzione organizzata.
Ma è da alcuni anni che si assiste a una riscoperta di molti vini autoctoni abruzzesi. Tra questi, nella zona frentana, sono presenti la “Cococciola” e il “Moscato di Frisa”. La prima è un vitigno a bacca bianca coltivato nei comuni di Vacri, Ari e specialmente Rocca San Giovanni, con una produzione totale di circa 30.000 ettolitri. Produce un vino “beverino” cioè leggero e frizzante. Il Moscato di Frisa, invece, è presente quasi esclusivamente nel territorio del comune da cui prende la denominazione con una produzione di circa 600 ettolitri. È stato oggetto di diversi tipi di vinificazione, anche per dare spumanti, con una produzione per ettaro abbastanza scarsa caratteristica che ne limita la coltivazione. Altri vitigni interessanti sono: la “Passerina”, coltivata in modeste superfici anche nelle Marche e la “Malvasia bianca lunga”, presente in Abruzzo almeno dal 1800. (m.d.n.)

