Il Consiglio di Stato: Mennini resta procuratore generale

L’AQUILA. Il Consiglio di Stato ha sospeso l’esecutività della sentenza del Tar Lazio che, a novembre, aveva annullato la nomina di Pietro Mennini a procuratore generale della Corte d’Appello d’Abruzz...
L’AQUILA. Il Consiglio di Stato ha sospeso l’esecutività della sentenza del Tar Lazio che, a novembre, aveva annullato la nomina di Pietro Mennini a procuratore generale della Corte d’Appello d’Abruzzo. Il magistrato di origini romane ma da anni trapiantato in Abruzzo, dove è stato procuratore aggiunto a Pescara e procuratore capo a Chieti, resta in carica in attesa della sentenza di merito. Per i giudici Claudio Contessa, presidente ed estensore, Paolo Giovanni Nicolò Lotti, Raffaele Prosperi, Alessandro Maggio e Daniele Ravenna, della quinta sezione del Consiglio di Stato, prevale l’interesse pubblico. «Il collegio ritiene di aderire alla soluzione cautelare (la sospensiva, ndr) che cosenta di pervenire alla decisione di merito senza che si determinino, allo stato, alterazioni e avvicendamenti nell’ambito degli uffici giudiziari interessati al contenzioso».
A ricorrere al Tar è stato Antonio La Rana, già magistrato a Vasto, attualmente Pg vicario a Campobasso, sulla base del fatto che a Mennini mancava un prerequisito obbligatorio per la nomina al ruolo dirigenziale, e cioè l’aver frequentato un corso alla Scuola superiore della magistratura. Ed è proprio questo il tema chiave su cui si pronuncerà nel merito il Consiglio di Stato. Si tratta di stabilire la validità del Testo Unico che detta le nuove regole per le nomine, approvato dal Csm il 28 luglio del 2015, che consente, per i dirigenti, di procedere in via transitoria, fino al 1° ottobre del 2015, alla nomina anche senza la frequenza di quel corso. La norma transitoria si basa su un motivo puramente pratico: la mancanza di posti sufficienti per tutti i magistrati che si erano iscritti al corso. Secondo i giudici del Tar del Lazio però la legge sull’obbligo dei corsi (che è del 31 gennaio 2006) è primaria rispetto alla norma transitoria del 2015. Mennini rispose al bando per L’Aquila beneficiando della deroga. Il magistrato, assistito dall’avvocato Giulio Cerceo e affiancato dal Csm che, attraverso l’avvocatura dello Stato, ha impugnato la sentenza del Tar, ha nel frattempo partecipato al corso per dirigenti. (l.c.)

