Il difensore civico fa causa alla Regione suo datore di lavoro

14 Febbraio 2015

L’AQUILA. Non c’è pace tra il difensore civico regionale Nicola Sisti e l’ente regione. Nel luglio scorso l’avvocato di Fossacesia, aveva incassato dall’ufficio di presidenza del Consiglio regionale...

L’AQUILA. Non c’è pace tra il difensore civico regionale Nicola Sisti e l’ente regione. Nel luglio scorso l’avvocato di Fossacesia, aveva incassato dall’ufficio di presidenza del Consiglio regionale il prolungamento del contratto per 14 mesi in cambio di un accordo su un contenzioso finito fino al Consiglio di Stato (nel 2009 Sisti aveva fatto ricorso, vincendolo, contro la nomina di Grossi a difensore civico in base a un bando dell'allora amministrazione di centrodestra). L’accordo prevedeva che Sisti, in cambio della proroga, si sarebbe astenuto dalla causa per il riconoscimento dei danni e del pagamento dello stipendio per gli anni in cui non aveva potuto ricoprire il ruolo che gli spettava.

Ora però il difensore civico torna all’attacco rispolverando un vecchio contenzioso che data 15 anni, risalente alle elezioni regionali del 16 aprile 2000, quando Sisti si presentò da candidato consigliere regionale nella lista di Forza Italia, risultando primo dei non eletti nel collegio unico regionale.

Sisti accusò all’epoca la Regione di aver assegnato il seggio al collega di partito Rocco Saliti nonostante fosse «incandidabile-ineleggibile», confermandolo in seguito «nonostante «alcune pronunce del tribunale dell’Aquila, benché non definitive, lo avessero formalmente dichiarato decaduto dalla carica di consigliere regionale». Sta di fatto che il 29 maggio 2001 Sisti riuscì comunque ad andare sullo scranno dell’Emiciclo surrogando Salini, ma Sisti fece lo stesso causa alla Regione. Nei giorni scorsi, con una lettera datata 2 febbraio 2015, il difensore civico è tornato a chiedere all’Ente, «il risarcimento dei danni tutti (patrimoniali e non) da me subiti a causa della omessa sostituzione del consigliere Salini», precisando che «il periodo della mancata sostituzione e del conseguente pregiudizio», si colloca «approssimativamente tra il mese di giugno 2000 e il 29 maggio 2001».

La lettera ha uno scopo: interrompere la «prescrizione del diritto reclamato». Sisti precisa anche, che «in precedenza, come è noto, sono stati posti in essere alti atti interruttivi della prescrizione».

Si presume che anche questo ritorno di fiamma del contenzioso (che ha molto irritato i vertici politici della Regione) andrà per le lunghe, visto che la Regione già nel 2005 aveva risposto picche alla richiesta di risarcimento danni. Perché, come scrisse l’allora dirigente «non emerge in modo chiaro e inequivocabile la ragione fondante dell’asserito diritto», e «della richiesta di interruzione della prescrizione». ©RIPRODUZIONE RISERVATA