«Il governo sta aiutando le fasce più deboli»

5 Aprile 2020

Onorevole Gianluca Vacca quella che stiamo affrontando è una pandemia che in pochi pensavano potesse arrivare. Ci sono stati momenti in cui si diceva che non bisognava fermarsi e poi è arrivato lo...

Onorevole Gianluca Vacca quella che stiamo affrontando è una pandemia che in pochi pensavano potesse arrivare. Ci sono stati momenti in cui si diceva che non bisognava fermarsi e poi è arrivato lo stop totale a qualsiasi tipo di attività. Si discute molto sul “bisognava organizzarsi prima». L’Italia e l’Abruzzo hanno tardato secondo lei ad avviare la macchina organizzativa e sanitaria per fronteggiare l'emergenza covid-19?
«Da quello che posso vedere e leggere mi sembra che il governo italiano si sia mosso con estrema velocità quando ci sono state già le prime avvisaglie dell'arrivo del coronavirus nel nostro territorio. Non ci scordiamo, per esempio, che siamo stati il primo Paese a chiudere i voli con la Cina e siamo stati criticati da quelle forze politiche che ora ci dicono che stiamo facendo poco. Il governo, a mio avviso, ha fatto subito quello che poteva e doveva fare».
In queste settimane sono stati fatti decine di annunci, messaggi, campagne di comunicazioni ad hoc, ma gli italiani lamentano l’assenza di chiarezza soprattutto a causa di alcune comunicazioni date via social in tarda serata da Conte. Perché secondo lei?
«L’assenza di chiarezza spesso nasce non tanto dalle comunicazioni di governo, sempre chiare e ben definite, ma dalle voci che si diffondono su indiscrezioni e su notizie non confermate che creano confusione e ansia. Siamo nell’epoca dell’iper-informazione e sulle notizie che spesso circolano in modo non chiaro si costruiscono dei castelli che poi vengono smontati. Le notizie sono state date in modo chiaro quando era possibile farlo, quando non era possibile dare certezze perché si dovevano prendere decisioni importanti, sono state date semplicemente in un secondo momento. Ma la chiarezza da parte del governo non è mai mancata».
Bonus alimentare, bonus per lavoratori autonomi, bonus extra per i dipendenti, bonus baby sitter ecc... Sono state varate diverse forme di sostegno per diversi settori, ma questi aiuti potranno concretamente dare una mano alle le famiglie italiane in difficoltà a ripartire?
«Io immagino di sì, sono misure importanti che non sono state fatte mai in passato. Sono aiuti concreti che si aggiungono per esempio al reddito di cittadinanza, nostro cavallo di battaglia, prima legge di bilancio che ora si è rivelato enormemente utile perché ha dato la possibilità a molti cittadini di affrontare questa emergenza evitando di lasciarli senza niente da mangiare. Il governo, inoltre, interverrà ulteriormente per aiutare le fasce più deboli, non lasceremo solo nessuno».
E invece le attività produttive?
«Ci sono due livelli di intervento: il primo fatto per tamponare le emergenze e aiutare le aziende e le famiglie collegate con bonus come per esempio la sospensione dei pagamenti, la facilitazione dell’accesso al credito e tutta una serie di norme volte ad affrontare questa fase evitando così che la società possa chiudere o nel peggiore dei casi fallire. Il secondo tipo di intervento, invece, sul quale stiamo iniziando a lavorare, è quello del rilancio dell’economia post emergenza, perché bisognerà evitare quella che si prevede sarà una forte recessione. Bisognerà affrontare quella fase in modo determinante e per questo stiamo lavorando sul decreto “Cura imprese” con miliardi stanziati con un focus solo sulle aziende».
Il mondo della scuola si sta trasformando, i ragazzi fanno lezione online, gli universitari sostengono esami e tesi via Skype e si sta già pesando a un esame di maturità diverso. Sta funzionando tutto questo e i ragazzi riusciranno a non portarsi un carico di lacune per i prossimi anni?
«Questa è la sfida principale. Il mondo della scuola e dell’università si sono trovati nel giro di qualche ora a dover affrontare una fase che garantiva il diritto all’istruzione senza andare a scuola. È stata una sfida epocale che tutti stanno affrontando con alta responsabilità. Didattica a distanza che abbiamo finanziato con 85 milioni di euro necessari per acquistare i pc per i meno fortunati, dare la possibilità alle scuole di gestire questa situazione e potenziare per esempio la formazione dei docenti. Si sta ipotizzando anche un non rientro a scuola e quindi docenti e studenti vanno supportati. Stiamo lavorando per un ritorno anticipato in classe il prossimo anno, in modo da recuperare il non fatto, e per aiutare chi è rimasto indietro e rischia di non riuscire a tornare al passo con gli altri».
Un ricordo di questo particolare momento che le rimarrà nel cuore?
«Il senso di solidarietà di tanti medici che vivono situazioni drammatiche. Sono soldati che vanno al fronte sapendo di poter essere contagiati. Ci sono poi tante persone che stanno affrontando in modo incredibile questi momenti continuando ad aiutare il prossimo con alto senso di responsabilità. Questa immagine di tanti medici e di tanti volontari mi rimarrà dentro». (e.b.)
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