IL MISTERO DELLA MORTE DI PAPA GIOVANNI PAOLO I
Ho custodito per anni un segreto nel cuore, rivelandolo, celatamente, solo a qualche amico. Ma ora ho deciso di darne pubblica notizia. Ho preso tale risoluzione mentre seguivo la trasmissione...
Ho custodito per anni un segreto nel cuore, rivelandolo, celatamente, solo a qualche amico. Ma ora ho deciso di darne pubblica notizia. Ho preso tale risoluzione mentre seguivo la trasmissione “Atlantide”, su La7, nella quale, Andrea Purgatori, servendosi di esperti, portava avanti il discorso della morte di Giovanni Paolo I per avvelenamento. L’avrebbero ucciso, secondo lui, perché stava minacciando di fare riforme non gradite a molti fra i capi della Chiesa.
Si tratta di questo. Nei primi anni del Concilio, e precisamente nel ’’63 e ’64, il cardinale Albino Luciani, patriarca di Venezia (poi asceso al soglio pontificio col nome di Giovanni Paolo I), aveva preso dimora, a Roma, in un istituto di suore sulla via Tuscolana. Il caso volle che nello stesso periodo, in quello stesso istituto, fosse assegnata una stanza a mio zio, mons. Domenico Valerii, vescovo di Avezzano, e una stanza a me, suo segretario.
Accadde così che, per molti mesi, io facessi loro da autista, accompagnando, ogni giorno, il cardinal Luciani e mio zio alle sedute conciliari in S. Pietro.
Preciso che il cardinale in macchina prendeva posto accanto a me in quanto gli avevo fatto presente che mio zio, per una certa paura, non amava il posto davanti.
Un giorno, arrivati a S. Pietro, Albino Luciani mi posò una mano sul braccio e mi disse: “Fa’ scendere tuo zio e riaccompagnami a casa”. Pensando ad un disturbo intestinale, invitai mio zio a scendere, aggiungendo che sarei tornato a prenderlo alla chiusura della riunione conciliare.
Tornati all’istituto che ci ospitava, il cardinale mi disse: “Aspettami in macchina. Tornerò fra poco”. Attesi più di un ora. Stavo già decidendo di andare dalle suore per vedere che cosa fosse successo al cardinale, quando lo vidi tornare verso la macchina.
Aveva un volto così pallido che io non avevo mai visto. Sedette in auto e mi disse: “Ora siamo in tre a saperlo: io, tu e mia madre. Sono affetto da una forma di epilessia, che mi trascino da tanti anni. Ho la fortuna di avere molto ampia la cosiddetta “zona aurea”, per cui percepisco la crisi un po’ di tempo prima. In tal caso, mi chiudo in camera e aspetto che passi. Abitualmente riesco a dissimulare il pallore, strofinando il volto con un po’ di alcool. Oggi, però, ho dimenticato di farlo”.
Turbato per la rivelazione, lo riaccompagnai a San Pietro. Tutto proseguì normalmente. In seguito, raccontai il fatto a mio zio e, per tanto tempo, non ne parlai con nessuno.
Quando Luciani fu eletto papa, mi incontrai di venire a Teramo dove mio zio viveva in riposo da cinque anni, per raggiunti limiti di età e gli dissi: “Hai visto Luciani. L’hanno fatto papa”. Lo zio mi rispose: “Ma hanno sbagliato. Con la sua salute camperà pochissimo”.
Tornai a Teramo dopo un mese. Il papa era appena morto. Dissi a mio zio: “Sei stato tristemente profeta”. Egli mi rispose: “Quando mi parlasti del grande pallore, io capii che il cuore in quegli attacchi si sforzava enormemente”. Ed aggiunse: “Come tu sai, per evitare di andare in guerra, ho fatto due anni di medicina. Quindi un po’ me ne intendo. In questo caso, ci voleva poco a capirlo”.
Alla luce di questo, è evidente che papa Luciani è morto, non per avvelenamento, ma per sovraffaticamento cardiaco.
* Canonico del Capitolo
Aprutino - Teramo

