Il Montepulciano scala il gusto degli americani

L’eno-giornalista newyorkese Levi Dalton: «È il prodotto più apprezzato» Via a un progetto per ottenere la denominazione d’origine del vino cotto
VERONA. Un Vinitaly asciutto ma efficace sotto l'aspetto commerciale. Il bilancio di questa 51ma edizione è positivo per i produttori e i vini abruzzesi. «Il Montepulciano? È il vino più apprezzato in America, ma negli ultimi anni anche i vini bianchi stanno ottenendo risultati soddisfacenti, in particolare il Pecorino». Ad affermarlo è il giornalista newyorkese Levi Dalton, che ha guidato una delegazione di americani alla scoperta di “Spazio Abruzzo”.
«Le cantine abruzzesi più conosciute in termini di qualità? Sono Valentini e Pepe, ma altre cantine stanno entrando nel mercato americano, come Tiberio e De Fermo, mentre per quanto riguarda il Pecorino è Cataldi Madonna la cantina più conosciuta negli Usa».
Dalton ha parlato di vini abruzzesi molto competitivi rispetto al passato che possono ancora crescere in termini di qualità, mentre ha condotto la degustazione delle etichette di Emidio Pepe: l'azienda di Torano a Nuovo storicamente presente sul mercato americano, in occasione della messa in commercio dell'annata 2010, ha proposto una verticale retrospettiva fino al 1979, come spiega Chiara Pepe, con ospiti illustri tra cui Joe Bastianich e Jeff Porter, Wine Director del Batali e Bastianich group, Alison Napjus di Wine Spectator e Cathy Hughes di Forbes.
«Il trend di crescita qualitativa in ambito abruzzese è dimostrato anche dalle novità delle cantine presenti» osservano Valentina e Luigi Di Camillo di Tenuta I Fauri di Chieti «specialmente nelle prime fasce, quegli entry level che rappresentano il vero biglietto da visita all'estero, le referenze di maggior diffusione, come la nostra linea Baldovino».
Stefania e Nestore Bosco lanciano per esempio il Fior di Bosco, un uvaggio di Chardonnay, Moscato e Malvasia, bianco pensato come vino di apertura pasto, gradevole e leggermente effervescente, per un target giovane.
Una nuova linea di vini freschi, di pronta beva, è poi quella presentata a Vinitaly da Enrico Cerulli Irelli Spinozzi, destinata al canale ho.re.ca., classico trittico abruzzese Doc, battezzata Almorano.
Di Pecorino parla invece Marina Orlandi Contucci Ponno, la cui azienda è parte del gruppo Agricole Gussalli Beretta, che ha presentato la prima etichetta ottenuta da uve provenienti unicamente dal vigneto aziendale di Roseto. Sul bilancio di questa edizione «asciutta ed efficace» è intervenuta Cristiana Tiberio, vignaiola a Cugnoli: «Efficiente dal punto di vista lavorativo, poco dispersiva, con affluenza selezionata, anche perché il pubblico di curiosi ha trovato piattaforme alternative per divertirsi approcciando il mondo del vino senza interferire con l'aspetto lavorativo degli operatori».
«È stata un'edizione interessante, con un pubblico più preparato» conferma Leonardo Pizzolo di Valle Reale che dalla sua cantina di Popoli ha presentato la nuova annata - 2014, difficile ma straordinaria per i bianchi - del Trebbiano Vigna di Capestrano: «Si percepisce una riqualificazione dell'Abruzzo in termini di produzioni di alto livello, prima i clienti venivano da noi a cercare vini convenienti ora sanno che possono aspettarsi grandi vini».
Non solo fermi e secchi, hanno aggiunto gli organizzatori del convegno sul Vino Cotto teramano, Marco Simoni e Maria Rosa Dei Svaldi, che hanno discusso il progetto per l'ottenimento della denominazione di origine del prodotto, tra i più antichi della nostra tradizione vinicola, assieme all'assessore regionale Dino Pepe, e a Giuseppe Cavaliere della Regione Abruzzo.
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