Il paradosso della siccità: «Può aiutare le aziende»

28 Agosto 2026

Produzione in calo anche del 40% ma, secondo Coldiretti, «potrebbe rivelarsi un assist per l’invenduto». L’export oggi vale 290 milioni

CHIETI. L’Abruzzo del vino cresce, si espande, oltrepassa frontiere, guadagna nuovi mercati. A mettere i bastoni tra le ruote al rinascimento enologico della nostra regione è il clima impazzito che, tra siccità e alte temperature, rischia di rovinare la vendemmia del 2026. Un problema non da poco, visto il peso che il settore vitivinicolo ha guadagnato sull’economia abruzzese. Paradossalmente, però, spiegano le associazioni di categoria, il cattivo raccolto potrebbe aiutare le aziende ad alleggerire il peso dell’invenduto. Prima un passo indietro. Con una superficie coltivata che oscilla tra i 33mila e i 36mila ettari – concentrati per oltre il 70% nella provincia di Chieti – la regione genera una produzione media compresa tra 3,4 e 3,8 milioni di ettolitri all'anno. I vini rossi e rosati sono circa il 60% della quota totale, affiancati da un 40% di bianchi che mostra tuttavia una costante tendenza alla crescita.

Il cuore pulsante della viticoltura locale è rappresentato dal Montepulciano, il vitigno simbolo che copre da solo circa 17mila ettari di vigneto. Sul fronte delle tutele di origine, l'Abruzzo vanta 2 Docg (Colline Teramane Montepulciano d'Abruzzo e Terre Tollesi o Tullum) e 8 Doc (tra cui spiccano Montepulciano d'Abruzzo, Cerasuolo d'Abruzzo e Trebbiano d'Abruzzo), per un valore complessivo del segmento Dop e Igp che supera i 285 milioni di euro. L'export ha registrato una progressione continua fino a raggiungere i 290 milioni di euro, segnando una crescita costante e un vero e proprio raddoppio in un decennio rispetto ai circa 140 milioni di euro del 2015, dopo aver già superato i 229 milioni registrati pochi anni prima. Tuttavia, la solidità economica del comparto deve fare i conti con la drammatica pressione del cambiamento climatico, come evidenzia la nota emessa da Coldiretti sulla vendemmia 2026.

L'annata presenta infatti un conto salatissimo a causa di oltre quattro mesi di siccità e delle temperature estreme registrate nelle ultime settimane. In provincia di Chieti le prime uve raccolte ad agosto evidenziano cali produttivi stimati tra il 25% e il 40% rispetto alla media. E per le varietà ancora da raccogliere le prospettive non si preannunciano migliori. Grappoli asciutti, acini più leggeri e poco mosto: il caldo prolungato e l’assenza di piogge, che dura ormai da oltre 120 giorni, hanno colpito duramente sia il peso delle uve sia la resa finale in vino. Questa situazione sta destando profonda preoccupazione tra viticoltori e cantine, già alle prese con costi di produzione sempre più crescenti, a partire dai rincari di gasolio e concimi, e con un mercato segnato negli ultimi anni da importanti giacenze che hanno svalutato e penalizzato i prezzi delle uve e del vino. Ciononostante, il forte calo produttivo di questa vendemmia potrebbe finire per rappresentare un elemento inaspettato di riequilibrio per il mercato, riducendo le eccedenze e favorendo una ripresa delle quotazioni.

La vendemmia

Si tratta di una prospettiva positiva per le imprese, che potrebbe consentire di recuperare almeno in parte la redditività perduta negli ultimi anni. L’auspicio formulato da Coldiretti è proprio che la minore disponibilità di prodotto possa tradursi in un concreto miglioramento dei prezzi riconosciuti ai viticoltori, riportando maggiore equilibrio lungo l'intera filiera. Resta tuttavia necessario accompagnare questo riequilibrio con una strategia di medio-lungo periodo. Come sottolinea con decisione la dirigenza dell'organizzazione: «Questa vendemmia ci dice una cosa molto chiara: l’acqua è ormai un’infrastruttura produttiva indispensabile. Non possiamo continuare a intervenire quando il danno è già arrivato. Serve un’accelerazione immediata sul Piano Invasi Coldiretti-Anbi, con la realizzazione di una rete diffusa di piccoli e medi bacini per raccogliere l’acqua quando c’è e renderla disponibile quando serve», è il commento di Pier Carmine Tilli, presidente di Coldiretti Chieti.

Il nodo fondamentale risiede nel fatto che, in provincia di Chieti, la viticoltura è prevalentemente non irrigua in tantissime aree. Ed è proprio in questi bacini territoriali che l'impatto dei cambiamenti climatici rende urgente una strategia finalizzata all'irrigazione di soccorso e alla realizzazione di nuove reti capaci di servire i territori oggi del tutto esclusi dai sistemi irrigui. «Non si tratta più soltanto di fronteggiare le emergenze, ma di costruire le condizioni per garantire continuità produttiva alle imprese agricole nei prossimi anni», spiega Domenico Bosco, direttore di Coldiretti Chieti.

In quest'ottica di governance, Coldiretti Abruzzo ha già provveduto a trasmettere formale documentazione alla Regione, contenente un pacchetto di proposte operative pensate per ristabilire l’equilibrio tra produzione e domanda: un piano ad ampio raggio che va dalla revisione dello schedario vitivinicolo alla verifica puntuale delle giacenze, fino all'impulso sulla promozione e sull'enoturismo. Come conclude chiaramente Marino Pilati, direttore di Coldiretti Abruzzo, «il futuro della viticoltura abruzzese si decide anche dalla capacità di trattenere l’acqua. Servono programmazione, investimenti e una strategia di lungo periodo: non possiamo permettere che ogni estate la vendemmia diventi un bollettino di danni».

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