«Il piano di emergenza è scaduto»

Il Forum H2O accusa: venne approvato nel 2008 come provvisorio
L’AQUILA . «Nei laboratori del Gran Sasso i due esperimenti Lvd e Borexino, che usano 2.300 tonnellate di sostanze pericolose, non potevano essere installati per la presenza della captazione idropotabile. Inoltre il Piano di Emergenza esterno rivolto alla popolazione per l’applicazione della Direttiva Seveso sugli Impianti a rischio di incidente rilevante risulta approvato nel 2008 già come provvisorio ed è scaduto da ben 6 anni».
Lo ha detto Augusto De Sanctis, del Forum H2O, insieme a Elena Pesce, Antonio Perrotti e Giuseppina Ranalli, del movimento ambientalista, nel corso di una conferenza stampa convocata per illustrare i risultati dell’accesso agli atti effettuato di recente alla Prefettura dell’Aquila circa i piani di emergenza all’interno del laboratorio sotterraneo del Gran Sasso. «Abbiamo attivato numerosi accessi agli atti su diverse questioni rilevanti. I primi documenti che abbiamo ottenuto assieme all’analisi approfondita delle norme», ha detto, «fanno emergere inadempienze e irregolarità gravissime nella gestione della questione della sicurezza per quanto riguarda il sistema Gran Sasso. Da qui alle prossime settimane contiamo di divulgare altra documentazione estremamente rilevante». Gli ambientalisti hanno parlato di «inadempienze gravissime e reiterate nel tempo, visto che gli enti competenti non hanno neanche adempiuto alle azioni di allontanamento previste dalla legge».
Ma non è finita qui. «Dall’accesso agli atti è emerso che il Piano di emergenza esterno dei laboratori per gli incidenti rilevanti rivolto alla popolazione», hanno aggiunto gli ambientalisti, «è stato varato come provvisorio nel 2008 dalla Prefettura dell’Aquila ed è scaduto nel 2011. Ora stiamo attendendo dal Comando Regionale dei Vigili del Fuoco la documentazione sul Piano di Emergenza interno (quello per gli operatori), sul rapporto di sicurezza (il documento centrale per la gestione di un impianto a rischio di incidente rilevante per la Seveso) e sulle ispezioni condotte. Ci hanno risposto coinvolgendo addirittura Guardia di Finanza, Carabinieri, Polizia e Prefettura perché anche qui ci sarebbero non meglio precisate ragioni di sicurezza per cui stanno valutando se e quali documenti concedere. Aver trasformato un luogo così fragile, vulnerabile ma strategico per l’acqua in un Impianto a Rischio di Incidente Rilevante è un errore esiziale che non può certo essere risolto spostando di qualche metro la captazione. In caso di incidente grave», ha concluso De Sanctis, «perderemmo l’intero acquifero». (c.s.)

