Il sindacato presidi: sulla sicurezza non si scherza, rischiamo la galera

«Rabbia e sconforto». E «solidarietà», certo. Addirittura «cordoglio». Non risparmia parole, il sindacato dei presidi Dirigentiscuola nel commentare la condanna del collega Livio Bearzi. Bearzi è in...
«Rabbia e sconforto». E «solidarietà», certo. Addirittura «cordoglio». Non risparmia parole, il sindacato dei presidi Dirigentiscuola nel commentare la condanna del collega Livio Bearzi. Bearzi è in carcere, il dirigente della scuola di San Giiuliano di Puglia che crollò sotto le scosse del terremoto del 2002, uccidendo 27 bambini e una maestra, no, ed anzi ha fatto carriera, arrivando ad essere promosso provveditore di Campobasso. A differenza di Barzi, aveva segnalato formalmente le criticità del suo istituto. E’ stato scrupoloso e si è salvato. Lo stesso scrupolo che il sindacato raccomanda a tutti i suoi iscritti, con una circolare a cui allega vademecum e scheda di valutazione sulla sicurezza. E che accompagna ad una riflessione sul “caso Bearzi”.
In un Paese dove la Giustizia è forma e non sostanza è fondamentale tenere le carte a posto. Il terremoto de L’Aquila avrebbe procurato gli stessi danni e gli stessi morti, ma il povero Livio Bearzi non sarebbe stato condannato, così come è avvenuto per il collega Giuseppe Colombo, dirigente dell’Istituto di S. Giuliano di Puglia dove morirono 27 bambini e una docente. Il collega di San Giuliano, ora Dirigente dell’APT di Campobasso, aveva richiesto al Comune, proprietario dei locali, la prevista certificazione e aveva segnalato le criticità. La forma era salva. Il terremoto ha causato il crollo della scuola, i bambini e la docente sono morti, il collega Colombo, comunque molto scosso, non aveva commesso alcun omicidio colposo …perché le carte erano a posto!!
Il povero Bearzi non ha fatto in tempo a mettere a posto le carte magari le ha chieste verbalmente o telefonicamente segnalando le criticità e, quindi, è colpevole e responsabile dei morti anche perché non aveva valutato, con il suo sismografo personale, che ci sarebbe stato il terremoto evacuando in piena notte l’edificio. Cosa sarebbe successo qualora avesse disposto l’evacuazione mettendo, in piena notte, in mezzo alla strada tutti i convittori e il personale e non ci fosse stato, in quella terribile notte, il terremoto e, magari qualcuno, nel trambusto, si sarebbe fatto male? Probabilmente gli sarebbe stata inflitta una pena ancora maggiore … oltre che dichiararlo insano di mente qualora avesse motivato l’ “insana” decisione di evacuare l’edificio grazie ai suoi poteri veggenti o al suo sismografo personale. Non spettava alla Protezione Civile, grazie ai sismografi (quelli veri!) dichiarare lo stato di allerta e chiedere al Sindaco di emettere l’ordinanza di evacuazione dell’edificio, prevedendo anche la sistemazione degli evacuati? Questa non è Giustizia, è solo ricerca di un capro espiatorio per acquietare le coscienze. E’ vergogna e va gridata a gran voce fino a quando il collega Bearzi non sarà liberato, restituito ai suoi affetti e rimesso al suo posto risarcendolo di tutti i danni morali e materiali.
La categoria e l’intero Paese devono indignarsi e reagire anche per costringere il Legislatore a modificare norme assurde, illogiche e insensate eliminando responsabilità altrui che non possono ricadere su un dirigente Scolastico solo perché la Legge lo qualifica datore di lavoro (sulla carta!) senza assegnargli le necessarie risorse e poteri di intervento.

