Il supermercato meno caro non lo trovi in Abruzzo

Pescara, L’Aquila e Chieti sono tra le città più costose secondo Altroconsumo A parità di prodotti si spende 500 euro in più l’anno rispetto ad altre regioni
PESCARA. Verrebbe da dire: «Qui ci manca l'Esselunga». Nel senso della catena di supermercati che, con la sua pressione sui prezzi, induce anche la concorrenza ad essere più conveniente, creando un effetto benefico sui consumatori. Non è un caso se le regioni nella quale la catena di Bernardo Caprotti è più presente, il carrello della spesa risulta essere più a buon mercato: stiamo parlando soprattutto della Toscana, dove la concorrenza con la Coop è divenuta ormai feroce, e in parte anche della Lombardia, dove però la stessa Esselunga a sua volta si approfitta un po’ di non avere alternative altrettanto aggressive sui prezzi.
Lo studio sulla convenienza della spesa nelle varie regioni lo ha fatto l'organizzazione “Altroconsumo”, visitando ben 885 punti vendita in 68 città italiane e confrontando qualcosa come un milione e 83 mila prezzi relativi a 105 diverse categorie di prodotto.
L'Abruzzo, come avrete capito, non ne esce bene: il costo annuo per una famiglia di tre persone è in media di 6.518 euro, quasi 500 euro in più della Toscana che, per i motivi che dicevamo sopra, ha i supermercati più convenienti.
Solo la Valle d'Aosta sta peggio di noi, mentre altre regioni del sud, come la Puglia, vivono una realtà ben più competitiva e conveniente, con un scontrino annuo a 6.282 euro.
Colpisce poi il triste primato di Pescara, che divide con Palermo, Ascoli e la solita Aosta, il primato di centro più caro: se nella città di D'Annunzio il carrello annualmente costa 6.575 euro, a Verona (che è la più virtuosa nella classifica delle città) non si arriva a sei mila: per la precisione 5 mila e 999. Attenzione: stiamo parlando degli stessi prodotti.
Non stanno molto meglio le altre province abruzzesi: L'Aquila è al sestultimo posto con 6 mila 515 euro, poco davanti a Chieti (6.483). I prezzi di Teramo non risulta siano stati rilevati.
E' ovvio che i prezzi non dipendono solo dall'insegna di supermercati che si sceglie: all'interno della stessa catena convivono listini diversi a seconda della superficie di vendita, ovvero se siamo in presenza di un Iper oppure di una piccola struttura. Il discorso vale sia per la Coop che per la Conad, tanto per fare un esempio con marchi conosciuti. Ma l'impressione generale è che la nostra regione, essendo tutto sommato marginale in termini di volumi, viva una placida situazione di amichevole convivenza tra concorrenti, senza aggressive campagne commerciali.
Ne fanno le spese i consumatori, pur non rendendosene conto: non a caso molte delle catene più convenienti, sempre secondo una graduatoria stilata da Altronsumo, si trovano solamente al Nord (tra tutte svetta Emisfero), mentre nella parte bassa della classifica si trovano molti dei marchi più conosciuti e visitati dai consumatori abruzzesi.
La stessa bottiglia d'acqua si trova in Toscana a 20 centesimi e altrove a 55, lo stesso olio extravergine va da un minimo di 3,49 a un massimo di 7,76 euro. E sono esattamente gli stessi prodotti, cambia solo la strategia commerciale di chi vende.
Come uscirne? Scartata l'ipotesi di farsi un sacco di chilometri per farsi la spesa, le strade praticabili, anche secondo buonsenso, restano solamente due: la prima è scegliere i prodotti cosidetti “private label”, ovvero con lo stesso marchio del supermercato, che spessissimo hanno una qualità tutt'altro che inferiore ai prodotti delle etichette più conosciute. Vale per prodotti confezionati come latte, olio, tonno, pasta, biscotti e così via, una scelta che può fruttare risparmi rilevantissimi: a Chieti, sempre secondo Altronsumo, si arriva a 2 mila e 300 euro in meno all'anno, un'enormità.
La seconda strada è invece quella più radicale e consiste nella scelta delle catene hard discount, con marchi come Eurospin (la più conveniente in assoluto), LD Market, D-Più, Lidl, Penny Market e altri: qui, sempre secondo l'inchiesta, il risparmio può arrivare al 50% rispetto alle insegne tradizionali.
«Forse terranno peggio la cottura, ma sempre spaghetti sono», ha annotato ironicamente il quotidiano “La Repubblica” nell'anticipare ieri i risultati della ricerca. Ma proprio qui si inserisce una riflessione: il prezzo è chiaramente una componente fondamentale nelle scelte dei consumatori, ma la crescente attenzione alla salubrità e genuinità dei cibi stanno orientando molte catene a scegliere superfici di vendita più ristrette, che puntino più sulla qualità che sulla sola convenienza: è il caso del Conad, che sta ripudiando il modello “iper” a favore di grandi boutique che espongono i prodotti freschi come un fiore all'occhiello.
L'ideale, forse, sarebbe di scegliere il tipo di supermercato a seconda dell'acquisto che si deve fare, ma il poco tempo a disposizione e la forza dell'abitudine finiscono per vanificare questa opzione.
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