Il turismo sportivo è un affare ma ci vuole gioco di squadra

8 Maggio 2015

Ogni anno questo segmento fattura in Italia oltre 6 miliardi di euro. L’Abruzzo ha grandi potenzialità però le iniziative in campo sono frammentarie e poco coordinate. Ma una ricetta per rimediare c’è...

PESCARA. Ogni anno in Italia si muovono dieci milioni di persone per partecipare o assistere a manifestazioni sportive, in gran parete amatoriali, o solo per raggiungere infrastrutture e impianti sportivi. In termini turistici, secondo i dati diffusi nell’ultima Borsa del turismo sportivo di Montecatini, vuol dire 60 milioni di pernottamenti e un fatturato di 6,3 miliardi di euro. Sembrano tanti? Guardiamo ai numeri: un italiano su quattro sceglie la meta delle proprie vacanze anche in virtù dell’offerta sportiva e dei 27 milioni di italiani che praticano un qualche tipo di sport, 20 milioni sono amatori, 6,5 milioni dilettanti ed oltre 10mila professionisti. E questi sono solo i nostri connazionali. Se allargassimo lo sguardo all’Europa i numeri diventerebbero davvero impressionanti.

Quanta parte di questo fiume di gente e di denaro arriva in Abruzzo? Difficile dirlo. Certamente qualcosa arriva, ma per vie traverse, lungo trame sfilacciate e sull’onda di iniziative singole anche se, in alcuni casi, importanti e partecipate. Come i “Giochi del Mediterraneo sulla spiaggia” (28 agosto-6 settembre) presentati ieri a Pescara. O le Mille Miglia che faranno tappa a Teramo il 15 maggio. E c’è chi ha ancora negli occhi la carovana di “Motoradunandole”: 100 donne a bordo di 80 motociclette che hanno sfilato nel lungo week end di inizio maggio tra Montesilvano, Pescara, Valle del Sagittario, costa teatina dei Trabocchi. O i giovanissimi che si sono sfidati nel torneo di calcio Spiagge d’Abruzzo cup a Roseto. E ancora le mille iniziative per cicloamatori e per podisti e atleti dilettanti che riempiono ogni domenica le strade dei comuni abruzzesi. Niente di programmato però. Nulla di dedicato come in regioni a più forte vocazione turistica, come l’Emilia Romagna, che può mettere nei pacchetti anche alberghi specializzati nell’accoglienza di questa molto esigente clientela. Eppure la domanda potenziale è alta e intercettarla significherebbe molto per la crescita del settore.

«Il turismo sportivo», fa notare Giammarco Giovannelli, presidente regionale di Federalberghi, la federazione delle associazioni italiane di alberghi e turismo «è uno dei pochi club di prodotti turistici italiani, e direi anche abruzzesi, che permette agli operatori turistici di poter iniziare la stagione prima e di finirla più tardi. Ovviamente le iniziative vanno programmate e concordate, cosa che oggi non succede nonostante la disponibilità di alcune lodevoli organizzazioni locali». Infatti l’improvvisazione non fa fare passi avanti. «La domanda di turismo sportivo», dice Giovannelli, «cresce di più dove c’è specializzazione e dove si investe sulle strutture sportive. Solo così può diventare un prodotto strutturato».

«E destagionalizzato», aggiunge Davide Ballone, titolare dell’agenzia Meditour a Pescara e presidente di Fiavet Abruzzo e Molise, l’associazione delle Agenzie di viaggio: «Purtroppo quasi tutte queste manifestazioni vengono programmate nella stagione estiva. E questo crea problemi, perché non sempre si riesce a dare disponibilità ricettiva», sottolinea Ballone, che suggerisce di puntare soprattutto sulle due ruote e sulla conseguente infrastrutturazione: «Sicuramente una rete di piste ciclabili può dare una spinta al settore, e in questo il pubblico può essere di aiuto. Perché va reso ciclabile l’intero territorio abruzzese: la costa e le direttrici interne». È d’accordo il direttore regionale di Federalberghi Celso Cioni: «Il ciclismo è un grande polmone per questo settore, ma è chiaro che occorre trovare un raccordo tra le istituzioni sportive e gli operatori. Ad esempio in Abruzzo abbiamo una campionessa come l’aquilana Chiara Ciuffini e stiamo ragionando con lei su questo mondo del ciclismo amatoriale. Ma serve anche che l’Abruzzo scelga un modello di sviluppo, che oggi non è ben messo a fuoco».

Ma qualcosa si muove, nota Giovannelli: «Mi sento ottimista. Stiamo portando avanti in questi anni una piccola rivoluzione culturale attraverso la compartecipazione programmatica operativa e fattiva tra pubblico e privato. Ma bisogna credere nelle reti ed abbandonare definitivamente la speranza dannosa del campanile e dell'orticello singolo». Occorre dunque una collaborazione assidua e costante tra tutti gli attori: dalle associazioni sportive agli enti pubblici e privati, dalle attività ricettive a quelle commerciali e culturali. Mai come in questo caso l’espressione “fare sistema” non pare abusata. La raccomandazione non vale solo per l’Abruzzo, ma per il sistema paese, come rileva la recente classifica dei paesi più competitivi in fatto di turismo messa a punto dal World economic Forum. Dove si scopre che è la Spagna il paese più competitivo del mondo per il turismo, mentre l'Italia è solo ottava nonostante l'abbondanza di ricchezze naturalistiche e artistiche. Ma per gli analisti del World Economic Forum, l'ente che organizza il summit di Davos con il gotha della finanza, pesano di più i prezzi alti, la pressione delle tasse e, udite udite, la «scarsa priorità» data al turismo.

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