«Il via libera agli abbattimenti incentiva i bracconieri»

di MICHELA BRAMBILLA* Aderisco volentieri alla petizione, lanciata dal “Centro”, contro la possibilità di abbattere legalmente lupi, come previsto dal Piano di gestione del Ministero dell’Ambiente....
di MICHELA BRAMBILLA*
Aderisco volentieri alla petizione, lanciata dal “Centro”, contro la possibilità di abbattere legalmente lupi, come previsto dal Piano di gestione del Ministero dell’Ambiente. Non è un appello come tanti altri, perché proviene da una Regione-simbolo della convivenza con il lupo e con la fauna selvatica in generale. Gli abruzzesi conoscono bene il valore, materiale e immateriale, del patrimonio naturale che hanno ereditato e sanno che va difeso, senza se e senza ma, per trasmetterlo alle nuove generazioni. Difendere il lupo, e gli altri animali che popolano il territorio, vuol dire difendere l’Abruzzo, la sua immagine turistica, il suo passato e il suo futuro.
Il primo assalto al lupo è stato respinto, grazie alle iniziative di protesta che abbiamo messo in campo, ma l’assedio continua. Giovedì 2 febbraio la conferenza Stato-Regioni ha deciso di rinviare ad altra data, dopo approfondimenti “in sede tecnica” l’approvazione del piano di gestione del lupo: una ventina di “azioni” l’ultima delle quali, nel testo sottoposto alla Conferenza, prevedeva la possibilità di abbattere fino al 5 per cento di ciascuna popolazione di questi magnifici predatori.
Il rinvio, di fatto “imposto” al governo, è stato una vittoria del buon senso, ma soprattutto degli italiani, che sulle piazze, urbane e digitali, hanno manifestato tutta la loro indignazione per l’ipotizzata riapertura “di diritto” della caccia al lupo, già praticata “di fatto” dai bracconieri.
Non sappiamo neppure quanti sono i lupi nel nostro Paese, forse 1500, ma circa 300 all’anno perdono la vita per le fucilate, le trappole o le esche avvelenate. Gli abbattimenti “di Stato”, proposti per compiacere le lobby degli allevatori e delle doppiette, avrebbero solo aggiunto nuovo caos ad una gestione del lupo che è inefficiente perché, in realtà, non lo protegge abbastanza dalla furia e dalla stoltezza umane.
Non è il lupo che minaccia l’uomo, è l’uomo che minaccia il lupo. E non risparmia neppure gli esemplari muniti di radiocollare, come “Claudio”, ucciso qualche giorno fa nelle Marche, o i sette seguiti dai ricercatori nel parco della Maiella e spietatamente eliminati nel 2014.
Quando si mettono in moto interessi economici, e i pacchetti di voti ad essi collegati, a pagare il conto è sempre l’anello più debole: in questo caso il lupo, simbolo di fierezza e di libertà, al quale proprio l’Italia, con una saggia politica di conservazione, ha restituito solide speranze di sopravvivenza. Ora, perché fa comodo a qualcuno, si vuole intaccare un patrimonio di tutti, tornando indietro di oltre quarant’anni, invece di ascoltare esperti di fama internazionale, come l’etologo Marc Bekoff, che considerano il via libera agli abbattimenti un incentivo ai bracconieri, “inefficace” anche come strumento di contenimento.
Dal testo finale dovrà dunque sparire ogni accenno alla possibilità di abbattere esemplari di lupo. I lupi non si toccano. Ucciderli non è un rimedio, è inutile e immorale. Non possiamo permettere che tornino nel mirino.
Presidente Lega Italiana
Difesa Animali e Ambiente
e parlamentare Forza Italia
©RIPRODUZIONE RISERVATA

