«Imprenditori agricoli, forza con i progetti»

Approvato il piano di investimenti: 433 milioni finanziati da Ue, Stato e Regione Tra dicembre e gennaio i primi bandi dedicati ai giovani e alla competitività
PESCARA. Venerdì la Regione Abruzzo ha ottenuto dalla Commissione europea l’approvazione definitiva del Piano di sviluppo rurale 2014–2020 (PSR): un piano da 433 milioni di euro tra fondi europei, statali e regionali.
«E’ stato un negoziato difficile con Bruxelles», dice l’assessore regionale all’Agricoltura Dino Pepe. «Sono mesi che trattiamo con gli uffici comunitari per arrivare alla definizione del piano. Abbiamo lavorato intensamente con la struttura dell’assessorato diretta da Antonio Di Paolo e l’assistenza tecnica dell’Inea, della facoltà di agraria di Teramo e di quella della Tuscia di Viterbo. Sono 433 milioni di euro a disposizione dell’agricoltura e della comunità rurale. E’ anche il primo piano cofinanziato dalla Regione con 67 milioni. Ogni anno sono 9 milioni e mezzo di euro: un’assunzione di responsabilità forte. I fondi saranno a disposizione già nelle prossime settimane».
Quando avremo i primi bandi?
«Apriremo i bandi a fine dicembre inizio gennaio. Il primo bando sarà per i giovani, un bando di primo insediamento in agricoltura. Poi avremo i bandi per la competitività delle imprese agricole e i bandi per la promozione, per sostenere le fiere all'estero delle nostre imprese. Con altri bandi sosterremo anche la comunità rurale nel suo complesso, le unione dei comuni, la zootecnia, l’agricoltura sociale...».
In che modo sosterrete le unioni dei comuni?
«Stimoleremo la gestione del territorio, la viabilità rurale soprattutto dei comuni dell’entroterra. Ma anche alcune iniziative d’impresa in cui pubblico e privato possono cooperare».
Può fare un esempio?
«Un esempio può essere il recupero di un vecchio mattatoio per la lavorazione delle carni dell’entroterra. Importante è poi il discorso delle filiere».
Che non sempre funzionano.
«Eppure noi dobbiamo svilupparle micro e macro filiere, nella consapevolezza che dobbiamo consumare più Abruzzo nei ristoranti e nelle mense. Abbiamo ottimi prodotti agricoli, allora non si capisce perché nei nostri ristoranti troviamo per esempio oli toscani e umbri invece dell’olio di Pianella o di Loreto aprutino che sono il nostro oro».
Perché accade questo?
«Manca l’aspetto organizzativo. I nostri bravi imprenditori riescono a fare eccellenti prodotti, poi nella commercializzazione fanno fatica. Il piano rurale può essere di aiuto ma dobbiamo anche saper progettare per non rischiare di rimandare indietro i fondi».
C’è rischio per quelli del piano precedente?
«Quando ci siamo insediati nel 2014 eravamo al 60% nell’avanzamento delle spese ed eravamo nell'anno successino alla chiusura, oggi siamo all'88%».
Ma va speso tutto entro il 31 dicembre.
«Ci stiamo lavorando, ma certo ci sarà un disimpegno fisiologico, perché alcuni piccoli comuni, che devono cofinanziare l’Iva, non riescono a farlo per il patto di stabilità o per problemi di bilancio. Ci sono poi alcune aziende che, soprattutto per mancanza di sostegno da parte del sistema del credito, non riescono a portare a termine l’investimento. Ma sarà un disimpegno accettabile e sostenibile».
Il credito resta una criticità.
«E’ una delle due criticità che abbiamo. La prima è la burocrazia. Però il direttore Di Paolo è all'opera e sta elaborando un manuale unico delle procedure per tutti i bandi che seguiranno. Saranno quindi bandi semplici e veloci, di facile lettura e simili l'uno rispetto all’altro».
E il credito?
«L’impegno è di recuperare un rapporto proficuo con il settore, stipulando un protocollo con l’Abi regionale, le banche ordinarie e di credito cooperativo per un pacchetto creditizio capace di dare risposta alle necessità delle imprese. Non dimentichiamo che in genere il 30% del costo dei progetti va sostenuto dall’imprenditore».
Incentiverete la ricerca?
«La ricerca è fondamentale. Sappiamo che le imprese che hanno innovato hanno avuto risultati».
Ma i tre centri di ricerca regionali sono in difficoltà.
«C’è una legge regionale che dà fondi per completare i progetti del vecchio Psr. Ma dobbiamo passare ad accordi importanti con gli imprenditori agricoli e fare ricerca applicata. La ricerca pubblica pura non è più sostenibile».
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