Imprese abruzzesi nel risiko del mercato

23 Novembre 2014

La crisi non colpisce tutti indistintamente. C’è chi soccombe ma c’è anche chi vince, soprattutto se guarda all’estero

ATESSA. Non c'è quasi più nessuna speranza per Intesa Meccanica, la fabbrica di cataforesi e verniciatura per cui è stata aperta una procedura fallimentare lo scorso 31 ottobre. Nelle scorse settimane a tenere in vita i macchinari, costosissimi e il cui spegnimento avrebbe causato decine di migliaia di euro di danni, erano stati gli stessi operai, senza stipendio e in accordo con il curatore fallimentare. I 42 dipendenti della fabbrica della Val di Sangro avevano allestito una sorta di piano di emergenza per evitare lo smantellamento dello stabilimento e la rovina delle vernici e del macchinari. A turni di 4 ore si erano messi d'accordo per sorvegliare la fabbrica e tenere in vita le macchine. La beffa è che il lavoro non manca. Sono diverse le fabbriche dell'indotto Sevel e Honda come Tmc, Oma, Emarc, Tiberina Sangro, Irma, Isringhausen, gruppo Fontana, che si servivano del lavoro di Intesa Meccanica. Lo stabilimento, ex Europainting, era stato affidato dal tribunale di Lanciano nel 2008, con un contratto di affitto e con un diritto di prelazione all’acquisto, a due imprenditori-soci che lo avevano rilevato. Alla fine di ottobre di quest’anno era prevista la scadenza del contratto con il pagamento di una maxi rata finale per l’acquisizione definitiva della fabbrica, ma i due imprenditori si sono improvvisamente tirati indietro. A loro volta le fabbriche clienti hanno smesso di servirsi delle prestazioni di Intesa Meccanica dato che l'azienda era a tutti gli effetti chiusa. La denuncia arriva dal segretario provinciale di Fiom-Cgil, Davide Labbrozzi: «La Honda, uno dei maggiori clienti di Intesa Meccanica, ha avuto quasi un mese per organizzarsi diversamente. Le parti in plastica vengono mandate alla Verdinplast, sempre il Val di Sangro, mentre per le componenti in ferro è stato rimesso in moto un impianto interno. Si sono rivolte altrove anche la Emarc e la Isringhausen che hanno dirottato le commesse alla San Marco. Cosa ha fatto finora il curatore fallimentare? Perché non ha vigilato sullo stabilimento per evitare che ci fosse questa drastica diminuzione del valore dell'azienda?». Labbrozzi contesta anche il fatto che si sia perso troppo tempo nel tenere in vita i rapporti tra l'azienda e il suo parco clienti. «In 25 giorni le aziende hanno avuto tutto il tempo di organizzarsi in altro modo, mentre quelli sarebbero stati giorni utili per incalzare i clienti e cercare nuovi acquirenti, e invece sono spariti tutti». Per i 42 operai l'azienda ha aperto già da tempo la procedura di mobilità.

Daria De Laurentiis

©RIPRODUZIONE RISERVATA