Imprese, funziona il modello Abruzzo

Symbola e Hubruzzo presentano i 100 casi di successo. Profumo (a.d. di Leonardo): «Ma bisogna crescere di dimensione»
PESCARA. Una regione di grandi primati industriali e di eccellenze industriali, con un sistema produttivo che vanta oltre 30 miliardi di prodotto interno lordo e che per crescere e consolidarsi scommette sulla capacità di coniugare sviluppo e ricavi con l’innovazione e la sostenibilità. L’Abruzzo è un modello virtuoso che, nella classifica nazionale, si posiziona al settimo posto in Italia per specializzazione industriale e per incidenza delle esportazioni sul pil. Tuttavia, come ha sottolineato l’amministratore delegato del gruppo Leonardo (ex Finmeccanica) Alessandro Profumo nel corso del convegno “100 innovation stories: Abruzzo”, promosso dalle fondazioni Symbola e Hubruzzo all’auditorium Petruzzi di Pescara, oggi è necessario uscire dalla logica del capitalismo familiare e puntare su crescita e occupazione. «Il tema fondamentale», ha spiegato Profumo, «non è il piccolo è bello o il piccolo è brutto, ma riuscire a crescere, passando dalle piccole aziende alle medie e grandi imprese. Solo così potremmo avere un tessuto industriale più forte, con manager laureati a capo delle aziende sul territorio e con meno risorse perse per il Paese».
L’ANALISI. Lo studio del sistema produttivo abruzzese è stato promosso dalle fondazioni Symbola e Hubruzzo con l’obiettivo di metterne in evidenza i suoi punti di forza e di restituire ai cittadini una narrazione lontana da stereotipi e luoghi comuni, a partire dal racconto di cento storie di imprese di successo. Analizzando circa 3.000 casi imprenditoriali, è emerso come la regione dei parchi sia anche uno dei principali poli manifatturieri d’Europa. Dati alla mano, il sistema produttivo abruzzese è settimo in Italia per specializzazione industriale, settimo per incidenza delle esportazioni sul pil (8,7 miliardi di cui circa il 50 per cento legato al settore automotive), sesto per surplus commerciale e secondo per valore di interscambio (ogni 100 euro importati se ne esportano oltre 200). La qualità e l’innovazione del tessuto economico abruzzese lo traghettano ai primi posti su scala nazionale per il tasso di diversità produttiva: 721 categorie presenti sul territorio a fronte di 800. Tra i settori trainanti ci sono l'alimentare, l’industria del pannolino, l’elettronica e la moda.
IL CONVEGNO. I risultati dello studio sono stati presentati nel corso dell’incontro moderato dal giornalista Marco Panara, con la partecipazione del sindaco di Pescara Carlo Masci, del segretario generale di Hubruzzo Roberto Di Vincenzo, del direttore di Symbola Domenico Sturabotti, dell’assessore regionale Mauro Febbo, del presidente di Hubruzzo Sergio Galbiati, dell’ad di Leonardo Alessandro Profumo e del presidente di Symbola Ermete Realacci, che ha sottolineato come la crisi climatica implichi «un cambiamento dell'economia, un cambiamento che può avvenire meglio se si esaltano le caratteristiche positive che sono anche l'incrocio fra produzione e territorio. In questo misto di storia, natura, cultura e innovazione», ha detto Realacci, «sta il futuro dell'Italia e dell'Abruzzo». Tra le storie imprenditoriali di successo raccolte da Symbola e Hubruzzo, ne sono state scelte cinque, considerate indicative del cosiddetto modello di “economia della qualità”, legato cioè al territorio ma al tempo stesso in grado di puntare su innovazione, sviluppo e sostenibilità, creatività.
STORIE DI SUCCESSO. Il primo caso è quello della Fater, joint venture fra Procter & Gamble e Gruppo Angelini, che ha ideato il primo impianto al mondo per il riciclo di pannolini e assorbenti usati. «E’ una tecnologia made in Abruzzo», racconta Giovanni Teodorani Fabbri, general manager, «che consente il recupero differenziato di plastiche, cellulosa e polimeri super assorbenti da pannolini e assorbenti usati che un tempo finivano in discarica e che oggi vengono invece riciclati su scala industriale, trasformandoli in materie prime riutilizzabili anche nel nostro ciclo produttivo. Oggi abbiamo impianti ad Amsterdam e in Emilia, ma abbiamo ricevuto manifestazioni di interesse da parte di Paesi dell’Unione Europea e non solo».
Altre imprese di successo sono l’Azienda agricola Masciarelli, simbolo dell’Abruzzo e dei suoi vini, con oltre 80 dipendenti, e l’azienda Markbass, che da San Giovanni Teatino produce sistemi di amplificazione e diffusori audio per strumenti musicali esportati in tutto il mondo, con un fatturato da 10 milioni di euro e oltre 40 dipendenti. «I millennials», dice l’amministratore di Masciarelli, Marina Cvetic, «mi insegnano che l’innovazione può essere un processo culturale e che oggi bisogna essere più flessibili, viaggiare e rinunciare alle proprie posizioni. In azienda ci sono anche tante donne che lavorano sodo, con coraggio e determinazione, dimostrandosi proattive e attente alla formazione».
«Mi sento un don Chisciotte», aggiunge Marco De Virgilis, amministratore delegato della Markbass, «ma i sogni sono contagiosi e per realizzarli bisogna lavorare tutti nella stessa direzione». Immagine dell’imprenditore che si è fatto da solo, iniziando a lavorare sulla rigenerazione dei freni usati e poi costruendo un’azienda leader in tutto il mondo che vanta collaborazioni con le maggiori case automobilistiche di lusso, è Nicola Di Sipio, presidente della Raicam industrie. «Dal 2005 a oggi», rimarca Di Sipio, «siamo passati da un fatturato di 15 milioni a 180 milioni di euro. Abbiamo otto stabilimenti in Italia, Cina, India, Inghilterra e Turchia. L’internazionalizzazione aiuta tantissimo, noi oggi investiamo molto sull’ibrido».
L’UNIVERSITÀ. Tra i primati della regione c’è anche il polo universitario. L’Abruzzo è primo in Italia per il rapporto tra studenti e popolazione. «L’università», spiega Sergio Caputi, rettore dell'ateneo D’Annunzio di Chieti-Pescara, «è un po’ come un’azienda. Noi abbiamo 15.000 studenti di cui quasi il 50% arriva da fuori regione. In Italia solo il 19% della popolazione è laureata, la metà del dato europeo. Questo avviene perché i laureati guadagnano appena il 10% in più. Per ovviare a questo problema abbiamo varato un tavolo di concertazione permanente con le aziende che ci dovranno indicare quali professioni serviranno maggiormente in futuro».

