In Abruzzo vita dura per studenti universitari fuori sede. «Pochi posti letto e caro-affitti»

La denuncia dei Giovani del Pd: «Tanti annunci, ma le strutture pubbliche sono poche»
PESCARA
Quasi duemila studenti fuori sede tra Chieti e Pescara con appena 163 posti letto pubblici direttamente disponibili. E ancora. Una stanza singola che, a Pescara, costa 388 euro al mese, 240 a Chieti. Stessa fotografia per L’Aquila dove gli affitti sono arrivati a circa 8 euro al metro quadrato, oltre il 30% in più rispetto a cinque anni fa. A Teramo gli affitti restano mediamente più contenuti: 6 euro al metro quadrato. Eppure il ministero dell’Università annuncia 2.560 nuovi posti letto per l’Abruzzo. È qui che, secondo Giovani democratici, si apre il corto circuito del diritto allo studio: tra i numeri dei finanziamenti e quelli che finiscono davvero nei bandi, nelle graduatorie e nelle stanze degli studenti c’è una distanza che la Regione Abruzzo non può più ignorare. «Chiediamo una ricognizione unica e trasparente che consenta di sapere, struttura per struttura, quanti dei posti annunciati siano realmente inseriti nel sistema regionale del diritto allo studio, a quali condizioni e con quali tariffe», dicono il segretario regionale Saverio Gileno e Federico Proterra che ieri a Pescara, davanti al cantiere dello studentato all’ex FerrHotel, hanno presentato un dossier su residenzialità, trasporti, servizi e politiche urbane.
NUMERI DA CHIARIRE
Il dato ministeriale parla di 2.560 nuovi posti letto collegati al Piano Housing del Pnrr. Di questi, 1.458 sono indicati come già realizzati e disponibili: circa mille nella provincia dell’Aquila, 245 a Pescara, 111 a Teramo e 103 a Chieti. Altri 1.102 rientrano nella seconda tranche, per la quale sono stati sottoscritti gli atti d’obbligo. «Salutiamo positivamente ogni nuovo investimento sulla residenzialità universitaria, ma proprio per questo chiediamo chiarezza sui numeri diffusi», dicono i giovani Dem. Il problema è non confondere «posti finanziati, posti costruiti, posti convenzionati, posti gestiti direttamente dal pubblico, posti messi a bando e studenti effettivamente assegnatari». Il diritto allo studio, spiegano, si misura alla fine: quanti ragazzi riescono davvero a ottenere un alloggio sostenibile? All’Aquila l’Adsu gestisce direttamente 200 posti. Con le convenzioni, la disponibilità programmata per quest’anno dovrebbe arrivare a 361, contro un fabbisogno storico di circa 400 richieste annue. A Teramo l’Adsu non dispone invece di una residenza direttamente gestita e l’offerta si basa su convenzioni private per 258 posti. A Chieti e Pescara la pressione è ancora più forte: nell’area sono 1.993 gli studenti fuori sede beneficiari del diritto allo studio, contro appena 163 posti letto pubblici direttamente disponibili. Il mercato, intanto, corre. A Pescara una singola costa 388 euro al mese, +28,6% in un anno; a Chieti circa 240 euro, +5,2%. «La casa, nel frattempo, costa sempre di più», sottolineano Gileno e Proterra, «quando una famiglia deve sostenere centinaia di euro al mese per una stanza, il diritto allo studio viene concretamente condizionato dal reddito.
CANTIERI LUMACA
La risposta dovrebbe arrivare anche dai nuovi studentati pubblici, ma i cantieri procedono a velocità diverse. A Chieti l’ex Caserma Pierantoni è destinata a 149 posti, ma al 31 marzo 2026 i lavori risultavano realizzati per circa il 19%. A Pescara l’ex FerrHotel dovrebbe offrire 72 posti, ma a maggio il contratto con l’impresa è stato risolto, rendendo necessario un nuovo affidamento. I giovani Dem chiedono il completamento di Pierantoni ed ex FerrHotel, l’accelerazione dei progetti Carducci e Casale Marinangeli all’Aquila e la ricognizione degli immobili pubblici inutilizzati. Poi, la richiesta di «un piano di finanziamento per aumentare i posti letto pubblici direttamente gestiti dalle Adsu, la riforma del diritto allo studio universitario, che non sia uno strumento di gestione del potere – con l’accorpamento delle Adsu – ma un meccanismo per aumentare i diritti». Poi la questione delle tariffe. Alla Casa dello Studente di via Gran Sasso, a Chieti, dei 45 posti disponibili soltanto 14 vengono assegnati attraverso l’Adsu, a 174,70 euro mensili. Per gli altri, gestiti dall’Ater, si arriva a 390 euro per una singola e, per alcune permanenze, fino a 600 euro. Per i democratici una struttura realizzata con risorse pubbliche deve garantire condizioni accessibili e criteri tariffari trasparenti.
CARO ABBONAMENTI
Ma il diritto allo studio non finisce davanti alla porta di uno studentato. C’è chi deve arrivare ogni giorno in treno o autobus: dal 2025 le tariffe del trasporto pubblico locale su gomma sono aumentate del 10%, mentre da gennaio 2026 quelle ferroviarie regionali sono cresciute del 2,1%. Gileno e Proterra chiedono abbonamenti agevolati, integrazione tra ferro e gomma, collegamenti serali e una programmazione costruita sugli orari della vita universitaria. E poi ci sono le città. «Vogliamo andare persino oltre il tema degli studentati», dicono i Giovani democratici. L’obiettivo è un Piano regionale delle città universitarie: biblioteche, aule studio, mense, cultura, sport, servizi sanitari e psicologici, spazi di socialità e collegamenti tra campus e centri urbani. L’idea è trasformare L’Aquila, Chieti, Pescara e Teramo in città nelle quali gli studenti non arrivino soltanto per seguire una lezione, ma possano vivere, partecipare alla comunità e immaginare il proprio futuro.

