In calo i parti cesarei e si vive più a lungo

30 Maggio 2016

La maggior parte dei medici si dichiara obiettore di coscienza, la principale causa di morte rimane l’infarto e l’operazione più diffusa è al collo del femore

L’AQUILA. In Abruzzo si vive più a lungo e si muore meno rispetto alla media nazionale, nonostante il 37% della popolazione sia in sovrappeso e il 44,6% sia del tutto refrattario allo sport.

Lo dice il rapporto 2015 dell'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, che fotografa meriti e contraddizioni di una regione che aspira all'eccellenza, nella quale tuttavia, statisticamente parlando, si continua a nascere col parto cesareo in più di un caso su tre, e dove l'80,7% dei medici si dichiara obiettore di coscienza.

Una regione nella quale nel 2012 37 uomini e 56 donne sono morti di setticemia, e dove la spesa sanitaria procapite è diminuita dello 0,3% nel 2015, attestandosi a 1.753 euro (a fronte dei 1.817 della media nazionale).

QUANTO SI VIVE. Le buone notizie riguardano l'aspettativa di vita, che negli uomini è passata dai 79,1 anni del 2010 agli 80,2 del 2014. Quella delle donne, nello stesso arco temporale, è passata da 84,3 a 85,1 anni. Negli ultimi anni, sottolinea la ricerca, si assiste a un incremento più favorevole per il genere maschile rispetto alle donne. Il vantaggio femminile rimane, comunque, ancora consistente. Il dato della mortalità maschile, nel 2012 si attestava a 102,8 per 10.000 abitanti, per quanto riguarda gli uomini, e a 65,3 per diecimila per le donne. La media nazionale è di 105,4 per gli uomini e di 67,5 per le donne.

DI CHE COSA SI MUORE. Il “big killer” degli abruzzesi, secondo il report di Osservasalute elaborato incrociando dati Istat e vari registri nazionali, resta la malattia ischemica del cuore, che raggiunge punte superiori al 15%, a fronte di una media nazionale del 12-13%.

A fare compagnia all'Abruzzo sono le province autonome di Trento e Bolzano, l'Umbria e il Molise. Il dato disponibile è quello del 2012, dal quale si ricava che in Abruzzo sono morti 1057 uomini e 1063 donne.

Al secondo posto nella classifica della mortalità figurano le malattie cerebrovascolari, con 606 decessi maschili e 877 femminili.

La terza causa è rappresentata da altre malattie del cuore (rispettivamente, con 532 e 677 morti). Al quarto posto, per gli uomini, ci sono i tumori maligni di trachea, bronchi e polmoni (439 casi), mentre per le donne c'è l'ipertensione (546), seguita dall'Alzheimer (513).

Assai rilevante risulta la quota di decessi dovuti a demenza e malattia di Alzheimer, in continua crescita per effetto del progressivo processo di invecchiamento della popolazione.

I decessi per tumori alla prostata sono stati 148 (dato inferiore rispetto alla media nazionale), mentre quelli per cancro alla mammella sono stati 198.

Sempre sul fronte delle neoplasie, nel 2012 il cancro del colon ha causato la morte di 232 uomini e 165 donne. Per le conseguenze del diabete mellito sono deceduti 231 uomini e 292 donne, dato inferiore rispetto alla media nazionale.

ATTENTI AL FEMORE. La frattura del collo del femore, ricorda lo studio, è un evento frequente tra la popolazione anziana, ed è pari a 77,8 per 10.000 nella fascia di età superiore a 65 anni. Secondo un recente studio inglese circa un terzo degli anziani con frattura del collo del femore muore entro un anno, il doppio del tasso di mortalità nella popolazione generale della stessa età.

Le linee guida raccomandano di operare il paziente con frattura del collo del femore entro 48 ore o addirittura 24-36 ore dall'ingresso in ospedale, sulla base dell'evidenza che la mortalità a 30 giorni per i pazienti di 65 anni e oltre sottoposti a intervento dopo la seconda giornata di degenza è due volte superiore rispetto ai pazienti operati entro 2 giorni.

Alla luce delle evidenze scientifiche, il tempo di intervento rappresenta un valido indicatore della qualità delle cure prestate ai pazienti.

In Abruzzo si è passati dal 30,3% del 2010 al 24,7% del 2011, e dal 35,6% del 2013 al 32,5% del 2014.

SALUTE MATERNO INFANTILE. E' diminuito, rispetto al passato, il dato dei parti cesarei, che è passato dal 42,85% del 2011 al 38,16% del 2014. Nonostante la flessione il dato continua a rimanere al di sopra della media europea, che è circa la metà. Nel 1994 in Abruzzo erano il 73% le donne che allattavano al seno. Nel 2013 la percentuale è salita all'88%, come raccomanda l'Oms.

POSTI LETTO. In linea con le politiche di rientro dal deficit sanitario che hanno caratterizzato gli ultimi anni e che hanno determinato diversi tagli, in Abruzzo sono diminuiti anche i posti letto. Per gli acuti si è passati dai 3,12 per mille del 2013 ai 2,84 del 2014; in flessione anche i posti per la lungodegenza, che dallo 0,16 sono passati allo 0,13 per mille, e quelli per la riabilitazione (dallo 0,66 allo 0,62). Complessivamente, nel 2013 c'erano 3,68 posti letto per ogni mille abitanti. Nel 2014 sono diventati 3,35, con una forbice dello 0,33 per mille.

Angela Baglioni

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