In festa oltre 600 balneatori d’Abruzzo

Domani l’evento sulla costa. Padovano: «Vogliamo bagnini sulle spiagge libere. Avrebbero salvato i due bimbi cinesi»
PESCARA. La morte a Ferragosto dei due bambini cinesi annegati a Ortona davanti alla spiaggia libera «è una vergogna e una colpa». Il presidente regionale del sindacato italiano dei balneari della Confcommercio, Riccardo Padovano, ha deciso quale sarà il principale fronte su cui i balneari dovranno battersi: ottenere una legge che istituisca il servizio di salvamento anche nelle spiagge libere.
Ecco perché domani, nella seconda Giornata nazionale dei balneari, sarà lanciato un appello per rendere la figura del soccorritore obbligatoria su tutte le spiagge italiane. E verrà chiesto un incontro al prefetto di Chieti, Giacomo Barbato, perché proprio quella teatina è la costa che presenta maggiore carenza.
LA GIORNATA. Nata come mobilitazione nazionale del comparto per informare l'opinione pubblica sulla situazione in cui versa la balneazione attrezzata italiana, con questa giornata di festa, il sindacato vuole promuovere il ruolo degli stabilimenti balneari nell’ambito dell’offerta turistica nazionale. Un'occasione per richiamare l’attenzione dei cittadini e della politica sui problemi del settore, che è in attesa di una riforma omogenea.
Nella prima giornata al centro della mobilitazione ci fu il differimento di ulteriori 15 anni della durata delle concessioni, prorogata poi con la legge di Stabilità fino al 2033.
I NUMERI. Un comparto, quello dei 637 balneari abruzzesi, che in regione muove una fetta importante di Pil, con un fatturato tra i 200 e i 300 milioni di euro l'anno e oltre 6mila posti di lavoro. Numeri ai quali bisogna aggiungere l'indotto, dalle aziende alimentari alle lavanderie industriali, fino al coinvolgimento dei migranti in progetti di accoglienza con l'istituzione dello steward di spiaggia. E a chi solleva questioni di «consumo di suolo», Padovano risponde così: «Su 140 km di costa abruzzese, ne occupiamo solo 30, per un totale di 19 Comuni. Ci sono ancora oltre 100 km di costa da poter dare in concessione».
A conti fatti, in Abruzzo ci sarebbe spazio ancora per 1.120 concessioni. Ma Padovano chiarisce: «Puntiamo a strutture ecosostenibili e all'uso delle energie rinnovabili. Le istituzioni devono impegnarsi con noi. Da tempo chiediamo di dotare gli stabilimenti di impianti per il recupero delle acque reflue, e poi convertire le cabine in “cabine-mare” per salvare la visuale dell'orizzonte marino».
LA LEGGE SUL TURISMO. Il Sib della Confcommercio chiede anche al presidente della Regione, Marco Marsilio, di rivedere nel più breve tempo possibile la Legge regionale 77 (Finanziamenti per imprese del turismo) «che non coglie le esigenze delle imprese balneari, concentrandosi - spiega Padovano - su quelle delle strutture ricettive. I balneari non possono per esempio acquistare le attrezzature idonee per gli impianti».
I PROBLEMI. Sono molti i Comuni che in Italia non rilasciano ancora le concessioni.
In Abruzzo è Giulianova la “pecora nera”, unico Comune a non essersi adeguato provocando «gravi danni d'investimento ai balneari locali, che restano indietro con la programmazione degli investimenti».
Ma dalla precarietà amministrativa all’errata applicazione della cosiddetta direttiva Bolkestein, fino all’insostenibile pressione fiscale per il comparto (come l’aliquota Iva al 22 per cento), sono ancora tante le questioni da risolvere che il balneari pongono sul tavolo dei governi, nazionale da un lato, quando si avrà di nuovo un interlocutore a cui rivolgersi, e regionale dall'altro. Ma domani è festa.

