Inceneritore, gli ambientalisti in soccorso di Mazzocca

PESCARA. Wwf e Legambiente Abruzzo intervengono sulla vicenda dell'impugnazione, da parte del Consiglio dei ministri, del nuovo Piano regionale di gestione integrata dei rifiuti (Prgr) e vanno in...
PESCARA. Wwf e Legambiente Abruzzo intervengono sulla vicenda dell'impugnazione, da parte del Consiglio dei ministri, del nuovo Piano regionale di gestione integrata dei rifiuti (Prgr) e vanno in soccorso della Regione e del sottosegretario all'Ambiente, Mario Mazzocca. Dura la presa di posizione delle due associazioni: al centro delle critiche il Governo che, «delegittimato dalle urne, contesta il Piano rifiuti della Regione», perché «vuole l'inceneritore a tutti i costi». Il delegato regionale del Wwf, Luciano Di Tizio, e il presidente di Legambiente, Giuseppe Di Marco, definiscono «veramente singolare» il fatto che «un Governo che non ha dato seguito a un atto dovuto, dimenticando per anni in un cassetto la perimetrazione del Parco Nazionale della Costa Teatina disegnata da un commissario ad acta appositamente nominato, si ricordi invece dell'Abruzzo con un intervento illogico e dall'aria addirittura punitiva». Se il Consiglio dei ministri ha contestato che il Piano è stato approvato con legge e non con provvedimento amministrativo, le associazioni ambientaliste, citando alcuni esempi, sottolineano che «si è sempre fatto così, anche con i precedenti Piani e nessuno da Roma aveva mai obiettato nulla. È singolare», dicono Di Tizio e Di Marco, «che se ne siano accorti solo oggi, quando l'Abruzzo ha osato cancellare la previsione di un inceneritore nel territorio regionale, scelta che i palazzi romani avrebbero voluto imporre al territorio». La seconda osservazione del Cdm, infatti, riguarda proprio la decisione di prevedere un inceneritore nel territorio regionale, «imposto sulla base dei numeri relativi ai rifiuti che risultano al ministero, risalenti al 2013, e che la Regione ha contestato con i propri e più aggiornati rilievi». Le associazioni bocciano questa ipotesi: «Nessun filtro riesce ad azzerare i rischi per la salute e non dimentichiamo che le ceneri residuali, il 15-30% del materiale bruciato, vanno comunque smaltite in una discarica speciale. Se si vuole puntare sugli inceneritori, vuol dire che si hanno più a cuore gli interessi economici di chi li costruisce e gestisce». L'auspicio degli ambientalisti è che «tutta la politica regionale si attivi in contrasto all'impugnativa del Governo». Per quanto riguarda quello che Mazzocca ha definito "fuoco amico", il documento che il Comune di Pescara ha mandato al Governo, le associazioni affermano che «nel merito ciò che l'amministrazione comunale ha chiesto appare logico, ma inasprire i parametri riferiti alle distanze è un assist a chi crede che la partita dei rifiuti si giochi ancora con discariche e inceneritori».
Lorenzo Dolce

