Irpef in Abruzzo, Marsilio: «Con le nuove aliquote, 7 abruzzesi su 10 pagano meno»

13 Gennaio 2026

Il presidente al Centro: «Ma quale stangata, il ministero dell’Economia certifica una diminuzione»

L’AQUILA. «Lo certifica il Mef. Con la riforma Irpef regionale delle aliquote differenziate, 7 abruzzesi su 10 pagheranno meno o non subiranno aumenti. Vogliamo dirlo diversamente? Tre quarti degli abruzzesi avrà una diminuzione del carico fiscale, cioè il 75% dei contribuenti. Come si fa a chiamarla stangata?». Il presidente della Regione, Marco Marsilio di Fratelli d’Italia, sulla questione tasse è un fiume in piena. Sfodera grafici e documenti, tutti “targati” ministero delle Finanze. E li mette a confronto: «Pagherà solo chi può pagare e nemmeno tanto», assicura

Presidente, cerchiamo di fare chiarezza: è in arrivo la prima busta paga dell’anno, cosa devono aspettarsi gli abruzzesi?

«Non ci sarà nessuna stangata, la manovra fiscale va vista nel suo complesso, ci stiamo lavorando».

E allora, proviamo a vederla insieme.

«Ecco le tabelle. Si comincia a pagare qualcosa quando si superano gli 80mila euro di reddito lordo annuo. Ma come si fa a parlare di Regione che mette le mani in tasca agli abruzzesi?».

Però è vero che il governo Meloni ha tagliato e la Regione Abruzzo ha aumentato le tasse?

«Per una certa fascia, quella più alta di reddito, si verifica una sorta di ridistribuzione: quello che toglie il governo Meloni, lo riprendiamo noi da qualche parte. Ma già da un po’ di anni è in atto un processo di regionalizzazione che produce una minore pressione fiscale sul piano nazionale e, se vogliamo, maggiore a livello locale».

Perché sono state riviste le aliquote?

«Abbiamo avuto la necessità di reperire delle risorse, ma abbiamo fatto una manovra che consente a tre quarti della popolazione non un incremento, ma una diminuzione dell’aliquota, seppur modesta, che si somma ai due punti percentuali che il governo centrale ha già tagliato da un anno sull’Irpef».

Ragioniamo per esempi.

«Sullo scaglione che arriva a 28mila euro diminuisce sia il prelievo nazionale, in maniera sensibile, di circa due punti percentuali, che quello regionale. Secondo la proiezione al 2025, realizzata dal Mef, sulle tendenze demografiche e fiscali del numero dei contribuenti, che hanno versato l’addizionale regionale nel 2022, da questa manovra saranno favoriti 488.032 abruzzesi, il 72,23% dei contribuenti. Quelli sfavoriti, che pagheranno di più, sono 187.609 ovvero il 27,77% degli abruzzesi che pagano le tasse».

In virtù di quali aliquote applicate?

«Fino al 2024 in Abruzzo veniva utilizzata un’aliquota unica dell’1,73%. Da quest’anno i redditi fino a 28mila euro pagheranno l’1,67%; quelli oltre 28mila e fino a 50mila euro il 2,87%; oltre 50mila euro il 3,33% con un maggior gettito stimato di 44,7 milioni di euro. È un fisco più equo: pagherà di più chi può permetterselo».

Una minoranza?

«Come le dicevo, tre quarti gli abruzzesi usufruirà di una diminuzione del carico fiscale. Se, poi, aggiungiamo quei contribuenti che non pagano tasse perché incapienti, ci rendiamo conto che la percentuale che sborserà qualcosa in più è davvero minima».

Quali categorie di lavoratori ne trarranno vantaggio?

«Forze dell’ordine, operai, insegnanti, impiegati: quella che io considero la fascia media non pagherà di più. Nella fascia tra 28mila e 50mila euro di reddito abbiamo aumentato di un punto e qualcosa, ma il governo ha abbassato l’aliquota di due punti: il combinato disposto di questa manovra porta a un beneficio. Fatti tutti questi conti, per arrivare a un differenziale negativo, rispetto allo scorso anno, con il governo Meloni che abbassa di due punti le tasse, bisogna stare sopra gli 80mila euro di reddito annuo. E parliamo di qualche decina di euro di tasse».

Tornando alla fascia media?

«La diminuzione della pressione fiscale da 1,73% a 1,67% punti riguarda i redditi fino a 28mila euro: gli impiegati, che hanno un reddito medio imponibile tra 24mila e 30mila euro; le forze dell’ordine che sono tra 22.200 euro e 30mila euro; gli operai, tra 20mila e 30mila e gli insegnanti che oscillano tra 22mila e 30mila euro. Per pagare 300 euro l’anno si deve arrivare a guadagnare oltre 100mila euro: primari, imprenditori di successo, parliamo di questo».

Quale quadro emerge dalle simulazioni del Mef?

«Glielo dico subito. Chi guadagna fino a 28mila euro l’anno avrà un differenziale in busta paga di 276,4 euro in più l’anno che salgono a 294 euro per i redditi di 30mila euro; su 40mila euro il differenziale sarà di più 380 euro annui. Con 50mila euro di stipendio lordo l’aumento è di 466 euro annui. Si arriva a 80mila euro per pagare 14 euro annui, a 100mila per pagarne 334».

Come è stato eseguito il calcolo?

«Tiene conto delle riforme fiscali del governo Meloni, che nel 2023 e nel 2025, hanno modificato le aliquote della prima fascia (dal 25,5% al 23%) e della seconda (dal 35% al 33%) e delle nuove aliquote regionali».

Presidente, lei lo ha detto chiaramente: tutto ruota intorno alla sanità.

«È una manovra legata a doppio filo alla questione della sanità su cui stiamo combattendo una dura battaglia per ottenere un fondo maggiore. L’alternativa era non acquistare macchinari, chiudere reparti e ospedali, non assumere il personale. E non era possibile. Noi, come Regione, abbiamo assunto il personale che prima non c’era e questo ha un costo. È facile arrivare al pareggio di bilancio senza spendere».

Ma il centrosinistra dice che avete messo le mani in tasca agli abruzzesi.

«È una battaglia strumentale e spregiudicata, quella che stanno facendo. Il centrosinistra, lo ricordo, è quello che quando ho alzato le tasse di uno o 2 punti percentuali allo scaglione medio ha detto “giù le mani dalle tasche dei cittadini”, occupando l’aula consiliare. L’anno dopo ha fatto lo sciopero generale contro la manovra del governo Meloni che aveva abbassato l’aliquota dal 35 al 33%, dicendo che stava abbassando le tasse ai ricchi. C’è qualcosa che non quadra».

Lei dice?

«Certo: fanno credere alla povera gente, ai dipendenti pubblici, agli operai che sto mettendo le mani nelle loro tasche. È assurdo e non corrisponde a verità. Io non sono felice di aver aumentato le tasse, ma ho anche ripristinato un principio di equità fiscale, dato che prima in Abruzzo la tassazione erano uguale per tutti, con qualunque reddito. Lo ritengo ingiusto e non aderente al dettato costituzionale sul tema».

Insomma, ritiene di aver fatto di necessità virtù?

«Abbiamo fatto una manovra il meno pesante possibile. Una scelta di equità, sostenibilità e responsabilità. Ci sono almeno sei, sette regioni, anche governate dalla sinistra, che hanno un prelievo fiscale maggiore del nostro. Tragga lei le conclusioni».

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