«Isernia provincia d’Abruzzo», il comitato scrive a Mattarella

4 Gennaio 2026

L’organizzazione per il voto referendario di annessione indirizza una lunga lettera al Capo dello Stato: «L’amministrazione ha bloccato la nostra iniziativa, ci aiuti a onorare la democrazia e i nostri diritti»

ISERNIA. È l’ultimo, ennesimo appello rivolto dai cittadini alla politica. Questa volta, all’autorità più alta dello Stato: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non si arrendono, infatti, gli oltre 5mila molisani che hanno firmato la petizione per il referendum di annessione della provincia di Isernia all’Abruzzo. Tra ostruzionismo e cavilli burocratici sfruttati ad arte, la politica è riuscita a bloccare l’iniziativa. Ma i “secessionisti”, dopo aver già presentato un ricorso straordinario al capo dello Stato, hanno deciso di scrivergli una lettera, implorandolo di prendersi carico della loro vicenda.

LA LETTERA

Il messaggio porta la firma di Antonio Libero Bucci, il presidente del Comitato per l’aggregazione del territorio di Isernia all’Abruzzo. Il tenore del contenuto si capisce già dalle prime righe. «Dalla terra dimenticata chiamata Molise», si legge, «appare all’orizzonte della vita politica e civile italiana un’ombra, una percezione che si sostanzia in tre faldoni di firme, cinquemila e duecento firme di cittadini, di gente comune, che ha messo da parte per un attimo i propri problemi personali, i timori, il connaturato ed istintivo senso di conservazione e ha sfidato, con le armi della democrazia, il contesto territoriale difficile in cui si trova». Difficoltà che prendono forma nel «depauperamento, nell’emigrazione giovanile, nella chiusura di attività, nella povertà civile e democratica, nei diritti concessi come favori, nella desolazione. Un contesto, insomma, senza speranza». Quindi la lettera torna indietro fino al primo gesto di questa battaglia dei democrazia, le 5.236 firme che hanno dato il via all’iter per la proposizione del referendum. «Per un attimo, cinquemiladuecento cittadini molisani hanno sfidato la sorte e hanno tirato fuori dal portafoglio il documento di identità per firmare», si legge ancora, «la richiesta era difficile, una questione astratta, difficile da chiedere a gente dalle mani callose, a gente che ha conosciuto la sferza della storia, il sapore amaro della marginalità, dell’esclusione, cittadini senza cittadinanza».

L’ATTACCO ALLA POLITICA

«Ebbene, nonostante tutto, nonostante le poche parole scambiate ai banchetti, nonostante l’atavico scetticismo di gente che non si aspetta nulla, che chiede solamente di sopravvivere», si legga ancora, «cinquemiladuecento persone hanno firmato, hanno preso la penna ed usato l’unica arma in loro possesso, la democrazia». A questo punto il Comitato punta il dito contro la classe dirigente molisana, rea di «aver bloccato la nostra iniziativa»: «Con motivazioni burocratiche e pretestuose, l’amministrazione della Provincia di Isernia ha avuto l’ardire di spegnere sul nascere questo anelito di libertà, sebbene norme costituzionali e statutarie imponessero l'indizione e la celebrazione del referendum». Alla fine, il messaggio da recapitare direttamente alla massima carica dello Stato: «Gentile presidente Mattarella, ora la questione passerà al vaglio del suo ufficio, essendo stato prodotto dal Comitato ricorso al Capo dello Stato. Ci aspettiamo da lei un vaglio attento e scrupoloso del ricorso, per onorare la democrazia e con essa il diritto dei cittadini all’autodeterminazione. Stimatissimo presidente, ci affidiamo a lei».

LA STORIA

La lettera arriva al Quirinale a oltre un anno di distanza da quel 12 dicembre 2024 in cui i promotori presentarono ufficialmente la petizione per il referendum con relative firme. Lo scorso anno, nel giorno dell’anniversario, è stato organizzato un sit in davanti al palazzo della Provincia di Isernia in cui è stata ribadita la volontà di arrivare al voto, vincendo anche quelle che sono le resistenze dell’amministrazione. D’altra parte, lo stallo in cui versa l’iniziativa è sostanzialmente il frutto dell’ostruzionismo della politica locale. Il procedimento o a oggi è fermo in attesa di un passaggio da parte del Consiglio di Stato. Il ministero dell’Interno, invece, ha preso in carico il ricorso straordinario presentato dallo stesso Comitato al presidente della Repubblica, aprendo così il passaggio delle cosiddette “controdeduzioni” della Provincia e delle eventuali repliche del Comitato prima del parere di Palazzo Spada e dell’eventuale decreto conclusivo del Capo dello Stato.