«L’Abruzzo ha respinto il pericolo della mafia»

Il vice presidente del Csm Legnini ricorda le stragi di Capaci e via D’Amelio «Sconfitti per ora i tentativi di insediamento». La cerimonia a Pescara
PESCARA. «Dobbiamo essere grati alle forze dell’ordine e ai magistrati abruzzesi, perché il nostro territorio non è esente da tentativi di insediamento mafioso: ma ogni volta sono stati respinti». Sono le parole pronunciate ieri mattina dal vice presidente del Consiglio superiore della magistratura Giovanni Legnini durante la cerimonia per commemorare il 25esimo anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio, dal titolo «Palermo chiama Italia...#Pescara risponde». Per ricordare le figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino è stato organizzato un evento molto sentito, successivo a quello che si è svolto sabato scorso nella sala Alessandrini del tribunale di Pescara.
Ma la cerimonia di ieri, nella sala consiliare del Comune gremita all’inverosimile, è stata forse la più toccante. È sicuramente piaciuta al pubblico la presenza degli alunni dell’istituto Domus Mariae, del Comprensivo Pescara 8 e della media Tinozzi, vestiti con magliette di colore verde, bianco e rosso. Tanti gli applausi quando i bambini e i ragazzi hanno cantato l’Inno di Mameli e letto alcuni scritti con parole dei due magistrati uccisi dalla mafia, per niente emozionati nonostante la presenza delle autorità civili e militari.
Alla manifestazione, infatti, hanno partecipato il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, il sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli, il presidente nazionale dell’Aiga (Associazione italiana giovani avvocati) Michele Vaira, il sindaco Marco Alessandrini, il presidente del consiglio comunale Francesco Pagnanelli. Invece, non ha potuto partecipare per impedimenti personali la presidente della Fondazione Falcone e sorella del magistrato ucciso Maria Falcone, ma ha comunque inviato un messaggio che è stato letto durante la manifestazione.
Legnini, appena arrivato in Comune, è stato circondato dai giornalisti e, dopo aver risposto ad alcune domande, ha commentato la desecretazione e la pubblicazione, da parte del Csm, di tutti gli atti riguardanti Giovanni Falcone. «Leggendoli», ha detto, «emerge il rapporto sofferto tra Falcone e il Csm, l’eredità più forte e autentica del magistrato. Quelle sue intuizioni, quelle sue idee, quelle sue proposte, quelle sue sofferenze, quel suo isolamento furono alla base delle scelte e degli eventi così tragici nel corso di alcuni anni costituiscono una vera e propria strettoia nella storia del nostra Paese e che cambiarono la storia del nostro Paese». Alcuni passaggi sono stati ripetuti nel corso del suo intervento nella sala consiliare. «L’eredità del pool di Palermo, del lavoro di Falcone e Borsellino e dei tanti magistrati che composero sia il pool che la procura», ha osservato Legnini, «ha proiettato fino ai giorni nostri la consapevolezza che la lotta alla mafia va condotta utilizzando strumenti importanti come la Procura nazionale antimafia e la Dia. Si devono seguire le tracce di organizzazioni verticistiche, unitarie, capaci di penetrare ampi settori della nostra economia e anche dell’organizzazione sociale. Ci si trova a dover affrontare non più organizzazioni stragiste, non più solo sangue, non più solo lupara, ma finanza, strumenti sofisticati, Internet e nuovi business».
«Per me la legalità è non girarsi dall’altra parte e non restare indifferenti», ha fatto presente la Chiavaroli, «la denuncia non significa fare la spia, ma è un elemento indispensabile per sconfiggere la mafia».
«Maggio è il mese dell’anno in cui ci sono date simboliche della nostra storia repubblicana», ha osservato Alessandrini, «la morte di Moro il 9 maggio, il ritrovamento del cadavere di Peppino Impastato, la strage di Capaci il 23 maggio. Poi, il 19 luglio, un’altra strage quella di via D’Amelio. Oggi ricordiamo le gesta di questi due grandi magistrati, Falcone e Borsellino, ma la lezione 25 anni dopo è che la lotta contro la mafia deve essere fatta da tutti». Un lungo applauso ha poi interrotto il silenzio della platea quando la Chiavaroli ha ricordato il papà del sindaco, il giudice Emilio Alessandrini ucciso da un commando di Prima linea il 29 gennaio 1979.
Protagonisti della giornata anche gli alunni che, tra un intervento e un altro, hanno potuto leggere i loro lavori. Eccone alcuni: «Sconfiggeremo la mafia e il ricordo dei due magistrati è una garanzia di questo impegno»; «Dobbiamo unirci sempre di più nella lotta alla mafia»; «Per battere la mafia bisogna insegnare la cultura della legalità».
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