«L’Abruzzo integri economia verde e cultura»

PESCARA. «Abbiamo due Abruzzi con caratteristiche diverse: la costa e l'interno. Pescara è una città sempre interessante per il suo dinamismo culturale, vivace e all'avanguardia nell'arte visiva...
PESCARA. «Abbiamo due Abruzzi con caratteristiche diverse: la costa e l'interno. Pescara è una città sempre interessante per il suo dinamismo culturale, vivace e all'avanguardia nell'arte visiva soprattutto negli anni Settanta, può essere competititiva. L'Abruzzo interno col suo patrimonio paesaggistico straordinario e poco sfruttato, integrato con il patrimonio culturale e gastronomico può attirare investimenti e tecnologie. Occorre saper comprendere le potenzialità di sviluppo integrando cultura ed economia verde, per poter recuperare il terreno perso». Per l'economista Pier Luigi Sacco, fervente sostenitore della "contaminazione" tra economia e cultura, di modelli di sviluppo a base culturale da lui descritti in numerosi saggi e monografie - tra cui "Italia reloaded. Ripartire con la cultura" (Il Mulino) - "non esistono formulette" per aiutare la produzione culturale a rendere la società più competitiva.
Occorre un lavoro di sistema pubblico e privato per produrre valore economico e sociale: innovazione e partecipazione culturale attiva. Innovazione, crescita intelligente, welfare culturale & fatturato. Accesso alla cultura per migliorare la qualità della vita. Per tutti.
Lo ha ribadito mercoledì invitato dalla Fondazione Aria (Fondazione Industriale Adriatica) all'incontro dedicato a sponsor e soci che ne hanno sostenuto l'attività culturale 2014. “L’impresa di fare Arte” il tema che ha trovato larga condivisione tra artisti, operatori culturali, soggetti di impresa, amministratori, pronti a far tesoro delle parole dell'illuminato economista di origini abruzzesi, docente Iulm Milano, direttore della candidatura di Siena a Capitale europea della cultura 2019.
Sacco ha portato come testimonianza a lui cara la Svezia, tra i Paesi dove lavora. «Si è visto e confermato», racconta, «che chi ha un alto livello di partecipazione esprime un alto livello di benessere psicologico soggettivo. Pensiamo solo all'effetto sulla terza e quarta età e al conseguente risparmio della spesa socio-sanitaria, che può essere investito in cultura e non solo».
Una logica che in Italia trova poca attenzione.
L'Italia, argomenta Sacco, è il Paese che meno investe sulla cultura e che meno crea progettualità, cultura attiva, coinvolgendo le comunità locali, favorendo la capacità dell'artista di incidere sulla qualità sociale. «Lavorare per e sul territorio stimolando un'identità creativa, anche fuori del territorio, è la mission della Fondazione Aria, innovativa nel voler promuovere una cultura di rete e di proposta tra chi sponsorizza e che crea. Una modalità differente rispetto alla più diffusa logica conservativa del patrimonio culturale», ricorda il critico d'arte Antonio Zimarino. «La comunità deve riappropriarsi dei nostri giacimenti culturali, solo dalla comunicazione tra le arti e partendo dal basso in questo Paese è possibile cambiare», conclude il giornalista e critico Giovanni Gazzaneo.
Jolanda Ferrara
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