L’Abruzzo si divide sulla teoria gender

23 Gennaio 2016

L’approvazione in commissione regionale di un documento di Fi sul no all’insegnamento apre un caso anche nel Pd

«Un'offesa verso il mondo della scuola, verso i nostri docenti, verso la loro serietà e responsabilità educativa. La risoluzione, mirata ad impedire un eventuale indottrinamento nelle scuole sulla teoria gender, appare offensiva, fuorviante e frutto soltanto di una strumentalizzazione che tira in ballo la scuola. L'istruzione non può e non deve essere surrogato della cattiva politica, chiediamo che venga lasciata fuori da ogni tipo di strumentalizzazione». L'assessore regionale all'Istruzione e alle Pari opportunità, Marinella Sclocco (Pd), non ci sta al documento firmato anche da alcuni suoi colleghi del Pd.

Assessore, a suo parere la teoria gender esiste? «No, non esiste e non ha alcun fondamento scientifico. Non si sta parlando di diritti civili, di uguaglianza; qui si sta solo dicendo una grave bugia, cioè far passare il concetto che nella nostra scuola ci sia il pericolo di un bisogno educativo relativo alla teoria gender, che non esiste».

Un argomento peraltro già chiarito dal ministero. «Sì, a settembre il ministro Giannini ha messo la parola fine a questo tipo di strumentalizzazioni, scrivendo che “tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né ideologie gender né l'insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo”. Con il ministro concordo nel dire che chi parla di teoria gender compie una “truffa culturale”».

E allora come interpreta la risoluzione? «E’ un inutile esercizio di propaganda politica, una brutta copia di mozioni analoghe proposte dalla Lega in Lombardia o dai Fratelli d’Italia in Veneto, che nessun effetto hanno prodotto, se non quello mediatico di alimentare l'oscurantismo e favorire la discriminazione».

Resta, però, il lavoro sulla lotta alle discriminazioni. «Certo. La lotta ad ogni tipo di discriminazione e la promozione del rispetto della persona e delle differenze sono valori costituzionali di cui ogni alunno deve essere a conoscenza».

Come spiega il voto favorevole di alcuni suoi colleghi del Pd? «Credo di poter dire che quello sia stato un voto personale».

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