L’ASSENZA DELL’ITALIA NEL GIORNO DEL D-DAY
Quando li ho visti nella foto ricordo tirati a lucido, come si conviene in queste circostanze, mi è venuta subito un’idea che non trattengo dall’esternarla. Anche perché non dimentico quell’unica...
Quando li ho visti nella foto ricordo tirati a lucido, come si conviene in queste circostanze, mi è venuta subito un’idea che non trattengo dall’esternarla. Anche perché non dimentico quell’unica volta che andai in Germania – a Monaco – quando entrai in una birreria per consumare un wurstel e un bicchiere di birra e il cameriere, un omone alto e robusto, accortosi che ero italiano mi fece scorrere in coda ai russi, giapponesi, indiani e via dicendo, e si mise pure le mani ai capelli. Noi, cui si dice un gran bene e abitiamo una terra invidiata! Vacci a capire. 6 giugno 1944, 75 anni fa, famoso D- day. Sbarco in Normandia. Quasi tutti i grandi dell’occidente si sono riuniti attorno alla regina dell’Inghilterra per ricordare quel giorno passato alla storia. Andavano bene tutti, compreso lo spocchioso Trump per gli States, che ricordassero un avvenimento, comunque tragico, che cambiò le sorti della guerra e della storia. Mi sono messo le mani ai capelli anch’io – si fa per dire – quando ho visto la presenza della Merkel in rappresentanza della Germania, causa e artefice di quella macelleria che fu la seconda guerra mondiale. Non ho visto nessuna rappresentanza italiana. Il nostro presidente del consiglio se n’è andato in visita al Vietnam e Salvini ad arringare il popolo di un paesino della Brianza. Mentre l’Europa, a guida franco-tedesca, ci faceva recapitare ancora una volta la lettera di richiamo per i nostri conti non in regola. Perché ci considerano così poco e male? E’ facile dare le colpe ai nostri governanti, rinnegarli di volta in volta. Il grande meridionalista Gaetano Salvemini dette una semplice quanto efficace risposta: loro (i governanti) siamo noi.

