L’ECONOMIA DEL VENERDì

26 Giugno 2015

MILANO. Al posto della tabella attaccata con lo scotch adesso c'è un adesivo. Ma è la ceramica di Villamagna donata ai cinquanta consoli invitati mercoledì scorso dalla Regione Abruzzo a "Casa...

MILANO. Al posto della tabella attaccata con lo scotch adesso c'è un adesivo. Ma è la ceramica di Villamagna donata ai cinquanta consoli invitati mercoledì scorso dalla Regione Abruzzo a "Casa Abruzzo", lo spazio espositivo affittato in via Fiori Chiari 9 a Brera per offrire una vetrina alle aziende abruzzesi in occasione dell'Expo 2015 a Milano, a far comprendere perché non sarà facile liberarsi dagli stereotipi di "provincia" che continuano ad isolare una regione dalle potenzialità incalcolabili.

Un abruzzese sa che l'eccellenza della ceramica è quella di Castelli, provincia di Teramo. Che ci azzecca Villamagna? A questa domanda si possono dare due risposte. La numero uno, troppo maliziosa: il sottosegretario alla Presidenza della Regione che ha organizzato l'incontro, ovvero Camillo D'Alessandro, è nato in quei posti e ha tutto l'entusiasmo di promuovere la sua terra. La numero due: l'azienda di Villamagna ha donato le ceramiche ai consoli, mentre le aziende di Castelli avevano chiesto in cambio un po’ di euro.

Qualsiasi sia la risposta, resta un dubbio: qual è l'idea di fondo che ha fatto nascere Casa Abruzzo? La promozione delle eccellenze o quella delle amicizie? Luca Panunzio, ristoratore e sommelier, titolare della Locanda Manthoné di Pescara, ha preferito gestire per un mese il ristorante di Eataly all'Expo piuttosto che andare a Casa Abruzzo: «Ho scelto il confronto professionale e culturale e i grandi numeri piuttosto che ritrovarmi con le solite persone e le solite facce a Casa Abruzzo», spiega senza peli sulla lingua Panunzio, che nel suo spazio-ristorante Manthonè offre arrosticini e chitarra all'abruzzese (pasto completo 16/18 euro) a circa 500 persone al giorno. «Già da novembre, quando ho capito che la Regione voleva collocarsi in uno spazio Fuori Expo, mi sono mosso per andare autonomamente nel cuore della manifestazione. Fino a quando in Abruzzo avremo una politica che continua ad isolarsi, a evitare il confronto, non andremo da nessuna parte…».

Di tutt'altro parere Cecilia Greco, presidente del Polo Moda Inn Abruzzo che durante l'ultima settimana di giugno ha portato a Casa Abruzzo le grandi innovazioni del settore, dalla famosa Energy ai marchi CtPoint e XX che utilizzano scarti della produzione di vino e canapa: «Per una piccola azienda sarebbe stato impossibile avere una vetrina così importante a Brera, nel cuore di Milano, uno spazio che tra l'altro è gratuito, e che permette soprattutto ai giovani imprenditori di mettersi in gioco, di farsi conoscere anche in contesti importanti come lo è per la moda quello di Milano».

D'accordo con Panunzio un altro ristoratore, Daniele Zunica, titolare del ristorante "Zunica 1880" di Civitella del Tronto: «Siamo venuti qui per preparare la cena ai consoli convinti che ci fosse tutto, dalla cucina ai frigoriferi. Se non era per l'aiuto dei colleghi ristoratori di Brera, sinceramente non so che cosa avrei fatto delle 240 porzioni di prelibatezze portate dall'Abruzzo, pesce compreso…».

La cucina, offerta da Aran Cucine, uno degli sponsor di Casa Abruzzo, è un fornello a induzione da casa, non certo da ristorante. Un disguido che fa pensare a una Casa Abruzzo senza una regia vera, senza un coordinamento efficace, nonostante il grande impegno profuso fin dal primo giorno da Daniele Di Tommaso e Teresa Di Renzo, i due ragazzi sempre presenti nella struttura. «Un'altra cosa che non mi è andata giù», conclude Zunica, «è stato l'incontro con la stampa estera. Alcuni nostri amministratori insistono troppo sul turismo nelle province di Chieti e dell'Aquila… Neanche un accenno alla costa pescarese e teramana, che richiamano il grosso del turismo, o a Civitella del Tronto, che ha la Fortezza Borbonica, il monumento più visitato d'Abruzzo…».

Etanaka Germaine Bombampete, titolare di Villa Eta Luxury Cosmetic, un'azienda di Tollo che realizza cosmetici attraverso l'olio extravergine di oliva, elogia invece la scelta della Regione: «Con Casa Abruzzo si è data la possibilità ai piccoli imprenditori di farsi conoscere e di interagire. Io qui non ho trovato le solite facce, il vero isolamento lo viviamo in Abruzzo».

Francesca Petrei Castelli Verrigni, titolare dell'antico pastificio Verrigni di Roseto degli Abruzzi, presente a Casa Abruzzo con il food blogger Marco Ricci e con l'artista californiano Marc Kostabi che a Brera hanno richiamato un pubblico numeroso, lamenta invece la mancanza di una cabina di regia: «Casa Abruzzo mi è sembrata uno spazio bello e piccolo dove ognuno si organizza per sé e deve pensare a sé stesso, mentre il coordinamento e il rispetto degli orari diventa essenziale, come anche la credibilità delle proposte».

Lo spazio Fiorichiari-Casa Abruzzo si riempie ogni volta che c'è uno show-cooking: le aziende e gli chef impegnati in queste manifestazioni invitano personaggi più o meno famosi e lo spazio diventa all'improvviso piccolissimo. Spesso però sono gli appuntamenti proposti che non richiamano pubblico: forse a causa della scarsa pubblicità su Milano, o delle proposte slegate dal contesto abruzzese.

Alice, hostess ingaggiata a fine giugno per la settimana della moda, a ogni degustazione di vini o di altri prodotti tipici abruzzesi è in lotta con gli scrocconi che frequentano Casa Abruzzo: «C'è anche un americano, e una signora che se provi a mandarla via comincia a urlare e a dire parolacce. Una sera abbiamo dovuto chiamare i carabinieri».

Basta uscire dal quadrilatero di Brera per tornare nell'oscurità. ’Delta 10’, il tassista milanese chiamato a prendermi in corso Garibaldi, da maggio ad oggi non ha mai sentito parlare di Casa Abruzzo. «L'Expo mi sembra tanto un richiamo per le allodole», sottolinea deluso, «qui a Milano le cose non sono migliorate, anzi, qui in centro il movimento è diminuito. Forse i turisti li stanno vedendo quelli dell'Expo…».

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