L’ex Fea concessa ai privati per 50 anni

17 Giugno 2018

Del Vecchio puntualizza: «L’area interessata da un progetto di valorizzazione. La procedura ex Cofa è stata sospesa»

PESCARA. La Regione puntualizza, dopo il polverone sollevato dalla pubblicazione della delibera con la quale, lo scorso 4 giugno, è stato approvato il “Piano delle alienazioni e valorizzazioni del patrimonio disponibile” dell’ente. Immobili, ha spiegato ieri Enzo Del Vecchio, segretario particolare del presidente della Giunta, Luciano D’Alfonso, che non rientrano tra quelli necessari per l’esercizio delle funzioni istituzionali della Regione.
LE DELIBERE. «Le delibere della Regione riguardano la valorizzazione del patrimonio regionale. La vendita è un atto successivo finale», ha detto Del Vecchio, «a una serie di procedimenti e provvedimenti che mettono in risalto la valorizzazione dei beni per poterli rendere fruibili per la collettività. Nel merito e nello specifico, quando si prepara un piano di valorizzazione immobiliare gli enti sono tenuti a redigere un conto di quello che è il valore del proprio patrimonio».
L’EX GIL DELL’AQUILA. Per quanto riguarda il palazzo ex Gil dell’Aquila, dove attualmente ha sede il Gran Sasso Science Institute, Del Vecchio ha detto «nel novembre 2017, dopo essere stato ristrutturato dai danni del terremoto, è stato affidato al Gssi». Nella delibera del 4 giugno, però, la parola “affidato” non compare affatto. C’è scritto «in locazione con opzione di acquisto». Il valore dell’immobile è stimato in 3.3 milioni di euro.
EX GIL DI CHIETI. «La struttura», ha detto Del Vecchio, «è sede di un importante museo curato dall’Università». Sull’allegato C della famosa delibera del 4 giugno, c’è scritto: «Trattative con l’Università non concluse. Indirizzo per la concessione al Comune di Chieti giusta delibera 406 del 2015». Ma dal Comune di Chieti, conferma l’assessore Mario Colantonio, nessuno conosce che esiti abbia avuto questa delibera. «Andremo fino in fondo per capire che ne è stato di quell’atto d’indirizzo», ha detto, «ma finora non è stato ancora firmato alcun verbale di consegna dell’immobile». Valore del bene, 5.2 milioni.
EX COFA. A sollevare le maggiori polemiche, da parte di esponenti del centrodestra del capoluogo adriatico, che hanno anche chiesto la convocazione di un consiglio comunale straordinario, la presenza nell’allegato alla delibera del complesso dell’ex Cofa e dell’ex Fea di Pescara. «Una lettura attenta e scevra da condizionamenti di contrapposizione politica», ha detto Del Vecchio, «avrebbe fatto emergere come per gli immobili che hanno suscitato maggiore tasso di nervosismo, immaginando chissà quali reconditi fini speculativi, che è la stessa delibera a chiarire che per l’ex Cofa la procedura è sospesa da altra delibera regionale (2014), in attesa della definizione da parte del Comune di Pescara in ordine alle tematiche urbanistiche e di assetto idraulico legate al Pp2». Effettivamente, nell’allegato C della delibera si legge «procedura di dismissione sospesa». Sì, perché come riporta la citata delibera 714 del 2014, nonostante la volontà delle due amministrazioni di arrivare a un percorso condiviso per la riqualificazione dell’area, «l’accordo non sarebbe efficace in quanto il Piano particolareggiato è sospeso a causa di un parere non favorevole del Genio civile, scaturito dalla necessità di verificare l’effettiva attuale esondabilità delle aree». Sono già passati quattro anni.
EX FEA. Per l’ex Fea, invece, ha detto Del Vecchio, «è in corso una procedura a evidenza pubblica di valorizzazione del bene. Il 20 giugno il servizio patrimonio terrà una seduta pubblica per valutare l’offerta presentata dal Consorzio Costruttori di Reggio Emilia». Nessuna vendita, dunque, per il complesso per il quale nel 2016 (delibera 556) era stata avviata un’indagine per acquisire manifestazioni di interesse, «mediante concessione in uso gratuito», per un periodo non superiore a 50 anni. Una procedura che non è andata a buon fine, tanto che nel 2017 la Regione ha approvato una nuova delibera (784) per concedere il bene con il criterio dell’offerta più vantaggiosa. Il canone concessorio a base d’asta è di 14mila euro l’anno.