L’export locomotiva della regione

16 Novembre 2016

Bene l’industria manufatturiera, male l’edilizia. «E le Pmi devono puntare sui bandi per ricerca e sviluppo»

PESCARA. «Si conferma il moderato recupero dell'economia abruzzese che si colloca a metà tra le regioni settentrionali e quelle meridionali. Se l'attività manifatturiera fa registrare dei progressi, un settore ancora in crisi è quello delle costruzioni, così come continuano a soffrire le piccole e medie imprese». Il direttore regionale della Banca d'Italia, Luigi Micco fa il punto della situazione sull'economia abruzzese in occasione dell'aggiornamento congiunturale “L'economia dell'Abruzzo”, relativo al primo semestre di quest'anno (presente il prof Giuseppe Mauro).

Dall'indagine emerge come in Abruzzo, da gennaio a giugno, sia proseguita la "fase moderata di ripresa" dell'economia: aumento delle vendite e della produzione, modifiche al rialzo della spesa programmata dalle aziende, crescita dell'export, lieve aumento dell'occupazione e miglioramento delle condizioni creditizie.

Se gli abruzzesi continuano a patire gli effetti di una crisi che sembra non avere fine, i dati parlano da tempo di una debole e graduale ripresa che, ora, secondo gli ultimi dati, sta diventando stabile.

Per quanto riguarda l'industria manifatturiera, gli ordini hanno registrato un'espansione sia nella componente estera sia in quella interna. A questo si aggiunge un aumento delle vendite e della produzione, più pronunciato per le imprese di maggiori dimensioni. Nel terziario, indicazioni di un consolidamento della ripresa arrivano dai settori del turismo e dei trasporti e dalle immatricolazioni di autoveicoli.

Continua a far registrare problemi e difficoltà, invece, l'edilizia: si conferma la ripresa delle compravendite immobiliari, ma l'attività produttiva continua ad essere frenata dalla debolezza degli investimenti.

Dati molto positivi, invece, per quanto riguarda l'export: nella graduatoria delle regioni, l'Abruzzo si classifica al terzo posto per contributo alla dinamica dell'export, con cifre migliori della media italiana. Le esportazioni sono passate dal 7,3% al 13,6%, con il consolidamento della domanda nei Paesi Ue e con la ripresa delle vendite negli Usa e nei Paesi asiatici.

In lieve aumento l'occupazione, +1,6%, anche con una crescita dei contratti a tempo indeterminato, ma c'è comunque un rallentamento rispetto allo scorso anno, determinato dalla cessazione degli incentivi. La cassa integrazione è scesa del 44% e il tasso di disoccupazione è passato dal 13,1% al 12,1%. I prestiti bancari sono cresciuti dell'1,1%. A far salire i dati sono le aziende di dimensioni più grandi, mentre fanno fatica ad agganciare la ripresa le piccole e medie imprese.

«I segnali di ripresa sono un po' più diffusi, ma le piccole imprese devono saper puntare sui bandi e sugli incentivi che ci sono per la ricerca e lo sviluppo», afferma Valter Di Giacinto, di Bankitalia regionale, «ci auguriamo che anche le nostre aziende sappiano trarne beneficio perché sarebbe davvero la svolta».

Lorenzo Dolce

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