La Asl unica divide anche i medici: no campanilismi

I rappresentanti Anaao Chieti-Pescara-L’Aquila si dissociano dalla posizione espressa dal loro segretario regionale (di Teramo) a favore delle quattro aziende
PESCARA. È una levata di scudi quella che si scorge all’interno dell’Anaao-Assomed, l’associazione dei medici e dei dirigenti del servizio sanitario (in Abruzzo rappresenta circa 600 medici e dirigenti, tra i 2mila totali), di fronte al “no” del segretario regionale, Filippo Gianfelice, alla Asl unica regionale.
Sul Centro di due giorni fa il segretario ha aperto alla possibilità del mantenimento delle attuali quattro aziende sanitarie locali, diversamente da quanto previsto dal piano presentato dalla giunta regionale.
È soprattutto l’asse Pescara-Chieti dell’Anaao a porre le distanze dall’ipotesi formulata da Gianfelice. «Ma anche gli aquilani sono con noi», sottolinea Luciano Marchionno, neurologo nell’ospedale di Chieti e componente della segreteria regionale Anaao, insieme a Vittorio Di Michele, segretario per la Asl di Pescara dell’Anaao, e Antonio Ciofani, consigliere nazionale dell’associazione.
Una frattura al vertice del sindacato maggiormente rappresentativo di medici e dirigenti regionali. Proprio come si assiste nella politica. «Riproporre oggi le quattro Asl è anacronistico», evidenzia Marchionno.
Non usa mezzi termini per rimarcare la propria contrarietà alle quattro Asl neanche Ciofani, responsabile della struttura complessa di Nefrologia e dialisi all’ospedale di Pescara. «Si tratterebbe di un sistema di contee medievali», bolla in due parole, mentre per Di Michele, responsabile del Centro di salute mentale di Penne (provincia di Pescara), un modello con una sola Asl «può favorire i Punti nascita della regione».
Ma il sospetto dei tre rappresentanti dell’Anaao è che la questione sia diventata «campanilistica». «Riproporre oggi le quattro Asl», aggiunge Ciofani, riferendosi alle dichiarazioni di Gianfelice, che opera come chirurgo cardiovascolare nell’ospedale Mazzini di Teramo, «è una posizione personalistica e non consapevole della posizione dell’Anaao regionale sull’argomento». Già, poiché al segretario regionale anche Di Michele obietta che «l’associazione aveva deciso diversamente». Per i tre, infatti, una Asl unica regionale, «al massimo due», concede Marchionno, ottimizzerebbe le risorse disponibili.
«Occorre uscire dal commissariamento della Sanità regionale», traccia la strada Di Michele, «e pertanto liberare le risorse, con una spesa ospedaliera che si attesti al 45 per cento del bilancio regionale. Il tutto in un’ottica», spiega, «in cui, tanto per fare un esempio, una frattura di un femore la si operi entro 48 ore».
Per Ciofani, che ricorre ad un’iperbole, sono i numeri a parlare (vedi tabella a fianco) in favore di una riorganizzazione verso un'Asl unica regionale, incentrata sui due poli L’Aquila-Teramo e Chieti- Pescara. «Per riallacciarmi a quanto detto da Di Michele sui tempi di operazione di un femore», si inserisce il responsabile di Nefrologia a Pescara, «dico che è importante che un paziente si operi in strutture dove per un particolare intervento di questi non ve ne siano solo due all’anno».
A tirare le somme è Marchionno. «Ora cercheremo di capire quanti, all’interno dell’Anaao, sono sulle nostre posizioni, e quanti invece su posizioni diverse», rileva il neurologo.
La legge regionale sulla Sanità, che dovrebbe tagliare anche i numeri dei manager e dei direttori sanitari e amministrativi, attende ora di essere «depositata», come ha confermato ieri al Centro l’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci.
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