La bacca che sfida il cancro sarà sperimentata sull’uomo

Vertice a Bagnoli sul “Trigno M” a un anno dai risultati confortanti di laboratorio Dall’oncologo Ricevuto (L’Aquila) la bozza di protocollo clinico per le cure
Un anno fa l’annuncio alla comunità scientifica internazionale sulle potenzialità antitumorali - rilevate in vitro - del “Trigno M”, preparato naturale brevettato a base di Prunus spinosa Trigno e Can. Adesso l’incontro tra ricercatori e specialisti in un board tecnico-scientifico per fare il punto sull’evoluzione della ricerca e per stabilire le fasi dello sviluppo della sperimentazione in vivo e sull’uomo. E l’annuncio che entro settembre, la verifica potrebbe arrivare “in corsia” attraverso studi osservazionali, per i quali è stato già avviato l’iter.
Il Prunus spinosa Trigno è un arbusto che spunta naturalmente tra i rovi di cui è ricca questa zona del Molise i cui frutti blu cobalto associati a una miscela di amminoacidi, vitamine e minerali (Can) sono capaci di aggredire ed eliminare tra il 70 e il 78% delle cellule tumorali nell’arco di 24 ore. Da questo insieme di sostanze, viene prodotto un integratore alimentare, il “Trigno M”, realizzato dalla società Biogroup di Bagnoli, in grado di uccidere i tumori al polmone, al colon e alla cervice uterina in associazione alle altre terapie tradizionali come radio e chemioterapia.
Quello trascorso è stato un anno di studi preziosi per Stefania Meschini, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità che ha svolto lo studio sul Trigno M e che nel board di Bagnoli ha presentato ulteriori evidenze sperimentali che confermano e approfondiscono l’effetto antitumorale del Trigno M. In particolare, oltre alle linee cellulari tumorali già studiate, il preparato è risultato attivo anche su linee di carcinoma della mammella. È stato dimostrato che l’effetto antitumorale è dovuto ad un’azione diretta del Trigno M sull’attività enzimatica della membrana mitocondriale interna preposta al fabbisogno energetico cellulare. La morte delle cellule tumorali avviene per “apoptosi”, fenomeno che è stato quantizzato a dimostrazione dell’efficacia del composto nelle dosi normalmente utilizzate. La ricerca, condotta con tecniche sofisticate e all’avanguardia ha evidenziato, tra l’altro, anche un importante effetto inibente sulla proliferazione e sulla migrazione delle cellule tumorali. La Meschini ha avviato lo sviluppo di studi su sistemi cellulari tridimensionali (sferoidi, mammosfere) per valutare anche in questi modelli l’attività antiproliferativa e antitumorale del Trigno M.
Tutte queste attività di ricerca in vitro sono propedeutiche al naturale e conseguente sviluppo degli studi “in vivo”, per i quali è stato già avviato l'iter delle autorizzazioni amministrative. Ma durante l'incontro tra specialisti e ricercatori a Bagnoli del Trigno, l'effetto antitumorale del Trigno M è stato verificato nella sua utilizzazione nel paziente oncologico attraverso l'analisi di numerosi case report. Il professore Enrico Ricevuto, oncologo dell’Università dell’Aquila e referente della rete oncologica della Asl 1 Abruzzo, ha presentato una bozza preliminare di protocollo clinico di associazione del Trigno M alle terapie convenzionali oncologiche in pazienti affetti da carcinoma del colon retto metastatico. Il protocollo stesso, concordato tra i vari specialisti intervenuti al board, sarà presto presentato al Comitato etico per l’approvazione, per arrivare “in corsia” possibilmente entro il prossimo autunno.
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