«La Corte dei Conti? Chiarirò, il giudice penale mi ha già assolto»

18 Ottobre 2014

C’è ancora una partita aperta che è la spiacevole eredità dell’esperienza di Maurizio Scelli alla guida della Croce Rossa: la Corte dei Conti, in solido con altri due dirigenti, Virgilio Pandolfi e...

C’è ancora una partita aperta che è la spiacevole eredità dell’esperienza di Maurizio Scelli alla guida della Croce Rossa: la Corte dei Conti, in solido con altri due dirigenti, Virgilio Pandolfi e Aldo Smolizza, lo ha condannato a risarcire un danno erariale di un milione e 800 mila euro, quindi 600 mila euro a testa. I fatti risalgono a dieci anni fa, quando furono acquistate attrezzature informatiche per diversi milioni di euro, senza che ci fossero in cassa adeguate coperture finanziarie e senza una reale utilità di tutte quelle commesse. Questo almeno hanno stabilito i magistrati delle Terza sezione centrale di Appello della Corte dei Conti. In primo grado la condanna era stata ancora più pesante e Scelli avrebbe dovuto restituire ben 900 mila euro. L’interessato non ci sta e cita a sua discolpa il buon esito del procedimento penale che era stato aperto per la stessa vicenda, chiuso con un’archiviazione. «La mia buonafede è stata persino riconosciuta dal Procuratore Generale rappresentante la pubblica accusa, che ha imputato le responsabilità dell’accaduto ai miei successori, essendo stati loro a non utilizzare il sistema di collegamento internet ed intranet tra tutte le sedi della Croce Rossa», sostiene l’interessato. Scelli fa presente che comunque mai gli sono stati mossi addebiti quali la corruzione, la concussione o l’appropriazione indebita, purtroppo frequenti nella pubblica amministrazione.