La cura dei giardini? A Francavilla è una vocazione

Il comune è uno dei pochi in Abruzzo con un regolamento per il verde pubblico e privato e un agronomo in servizio
FRANCAVILLA. La parola d'ordine è continuare i fasti del cenacolo michettiano e dannunziano, e del bel mondo ai bagni Sirena. Inteso come valore da spingere al massimo, il decoro è un valore che in Comune hanno preso sul serio da almeno un decennio. La data da ricordare è il 2006, anno del la prima stesura del “Regolamento comunale per la salvaguardia del verde pubblico e privato”. Francavilla fu il primo municipio abruzzese a dotarsene, e rimane oggi tra i pochi in regione a disciplinare fin nei dettagli la manutenzione e l'allestimento di parchi e giardini pubblici, come anche gli spazi verdi delle case e dei parcheggi privati. Attenzione minuziosa è dedicata alla vegetazione di pregio storico, paesaggistico e botanico in continuità con la tradizione di luogo a spiccata vocazione turistica, con patrimonio architettonico rappresentato da palazzi e villini costruiti tra il XIX secolo e la prima metà del Novecento. Qui l'abbattimento di un albero, in proprietà pubblica o privata non fa differenza, precede sempre il rimpiazzo con una pianta analoga o di pregio più elevato, o ancora più consona al paesaggio che ha preso forma nella lunga vicenda cittadina. Autore del Regolamento è l'agronomo Daniele De Marco che è funzionario preposto a verde e ambiente. Più recente è la novità dell'automazione completa dell'irrigazione del verde pubblico. «Ci costa da 4mila a 8mila euro per giardino», racconta De Marco, «cifra ampiamente ammortizzata già in una stagione, da maggio a ottobre, visto che l'irrigazione manuale implica una spesa di 400 euro a settimana per persona. E poi i nostri addetti li possiamo impiegare in mansioni più qualificanti dal momento che per il verde c'è sempre tanto da fare. Per esempio», annota, «a Pretara, zona di nuova espansione, abbiamo realizzato da zero una nuova area verde, tutta all'insegna di quelle essenze mediterranee che da sempre marcano il nostro paesaggio, col vantaggio di essere piante di ottima resistenza».
Nella continua lotta ai parassiti rientra l'operazione palme, il segno distintivo delle località balneari italiane fin dai tempi dell'importazione da Africa e Asia. Le chiome che punteggiano la passeggiata del lungomare sono al centro di un programma di sostituzioni. «La palma phoenix, la più diffusa fino a pochi anni fa», spiega l'agronomo, «viene gradualmente rimpiazzata con una specie più resistente al “punteruolo rosso”, il killer delle palme in tutta Italia. Stiamo provvedendo con l'impianto di specie più resistenti, con un'altezza minima di 3 metri. La gradualità è dettata anche dai costi, un migliaio di euro a pianta». Non manca un accenno alle polemiche che hanno accompagnato il taglio di alcuni alberi nel recente passato. «Tutto è avvenuto», spiega De Marco, «nel rispetto del Regolamento, che mira a migliorare di continuo qualità e quantità del verde cittadino».
Francesco Blasi
©RIPRODUZIONE RISERVATA

