La denuncia del prof Capasso «Cacciato dal Cda e vessato»

14 Marzo 2017

CHIETI. «La magistratura sta lavorando e io ho piena e totale fiducia nell’operato dei giudici, nella loro autonomia e nella loro autorità». Solo pochissime parole di commento arrivano dal...

CHIETI. «La magistratura sta lavorando e io ho piena e totale fiducia nell’operato dei giudici, nella loro autonomia e nella loro autorità».

Solo pochissime parole di commento arrivano dal professor Luigi Capasso, come al solito molto schivo, sulla decapitazione del vertice della D’Annunzio. Eppure è stato lui, assistito dall’avvocato Massimo Cirulli, con il suo esposto in Procura, ad avviare le indagini condotte dalla Terza sezione della Squadra mobile comandata da Francesco Costantini e coordinate dal pm Giancarlo Ciani, che hanno portato all’interdizione di rettore e direttore generale.

Sono diverse le vicende raccontate nell’esposto dal professor Capasso anche se fra loro tutte strettamente collegate.

Partiamo dal 14 dicembre del 2015 quando un decreto del rettore caccia dal Cda dell’ateneo il professor Capasso. La scusa è quella di una incompatibilità tra la carica di consigliere di amministrazione e direttore del Museo universitario, di cui il rettore si è improvvisamente accorto. Solo che Di Ilio revoca la nomina di Capasso senza preavvisare il diretto interessato e senza farlo scegliere tra l’una e l’altra carica, e in questo comportamento la Procura ipotizza un reato di abuso. Ma perché tanta fretta nel far fuori Capasso? C’è da ricordare che in quel periodo il professore capeggiava il dissenso interno al Cda. Il docente, insieme ad altri colleghi del Cda, aveva ingaggiato una dura battaglia contro Del Vecchio e sosteneva che questi aveva falsificato - di qui il reato di falso a carico sia del rettore che del dg - la convenzione per i lavori che la D’Annunzio doveva realizzare alla ex caserma Bucciante. Capasso infatti chiedeva di sottoporre il direttore generale ad azione disciplinare per non aver seguito i dettami del Cda su chi doveva appaltare, progettare e collaudare i lavori. La convenzione che Del Vecchio aveva inviato al Provveditorato alle opere pubbliche e che affidava tutto all’ente era difforme, e dunque falsa secondo la Procura, da quella che aveva autorizzato il Cda, che invece non intendeva affidare progettazione e collaudo al Provveditorato.

Di Ilio, intanto, difendeva il suo direttore generale e così il provvedimento disciplinare chiesto dalla maggioranza del Cda contro Del Vecchio non partiva. Se fosse stato avviato, difficilmente il direttore generale avrebbe potuto rinnovare il suo contratto con l'ateneo come poi è avvenuto.

Poi c’è un altro episodio che riguarda il solo Del Vecchio, che in questo caso avrebbe compiuto un altro abuso. Si tratta della sua presenza nel Consiglio d’amministrazione che avrebbe dovuto decidere proprio del procedimento disciplinare a suo carico, presenza che ha impedito di portare a termine il compito.

Infine c’è la presunta violenza privata, di cui è accusato il solo Di Ilio, e che sarebbe stata compiuta ai danni sempre del professor Capasso. La violenza privata si sarebbe consumata a causa di una lettera con cui il rettore ha vietato al professore di partecipare alla riunione del Cda successiva al provvedimento di estromissione, minacciandolo di gravi conseguenze sul piano penale. Conseguenze che, per il pm, erano assolutamente inesistenti. (a.i.)