La generazione “smart” dei nuovi vignaiuoli

11 Aprile 2016

Nella fiera di Verona per la prima volta si assiste a un passaggio generazionale nelle aziende storiche: «Ma le nostre etichette non dimenticheranno mai le radici»

VERONA. C'è una nuova promettente generazione di vignaioli in Abruzzo. Basta scorrere gli stand del 50º Vinitaly, aperto ieri a Verona, per scoprire le leve più giovani della vitivinicoltura abruzzese: forze importanti che subentrano nel passaggio generazionale di aziende storiche o che hanno contribuito alla nascita e rapida crescita di aziende meno datate.

Tra i vent'anni e la mezza età i nuovi vignaioli d'Abruzzo guardano con rispetto alle tradizioni, ma ci tengono ad imporre visioni contemporanee, dalla produzione al commerciale, parlano le lingue, puntano sull'export; sono tecnologici e "smart", ma al contempo scavano tra le radici per la brand identity o per pratiche agronomiche e di vinificazione. Sembra questo l'aspetto più interessante della partecipazione abruzzese ad un Vinitaly che ha brindato al mezzo secolo di vita.

Antonello e Francesco Savini portano avanti la cantina Anfra di Pineto, raccontano dei gelsi che sovrastano i loro vigneti e della nonna bigattiera con il nuovo "Oroe dei due mori", un Pecorino passato in legno che si affianca alla riserva di Montepulciano "Nero dei due mori": il gelso, le cui foglie venivano utilizzate per nutrire i bachi da seta, è chiamato "moro" nel Teramano.

Federico De Cerchio ci tiene invece a precisare che porta come secondo nome quello del nonno, Laurentino, fondatore della cantina Torre Zambra di Villamagna, protagonista di una degustazione nello spazio eventi dell'Abruzzo allestito da Regione, Consorzio di tutela e Consorzio Colline Teramane Montepulciano d'Abruzzo Docg.

La precisazione del giovane imprenditore nasconde un orgoglio trasposto nella sua idea gestionale dell'azienda di famiglia: «Tutti i prodotti della nostra linea Colle Maggio si presentano con una nuova veste. Abbiamo ripreso la filosofia produttiva lanciata da mio nonno e tutte le etichette sono tornate indietro nel tempo, con la stessa grafica degli anni '70. E poi abbiamo anche optato per la fermentazione spontanea su tutta la linea».

Anche i fratelli Cristiana e Antonio Tiberio, che l'anno scorso hanno presentato il restyling della loro linea di vini con un nuovo logo aziendale che ritrae un omaggio al padre Riccardo, prima voce della loro azienda di Cugnoli, per le stesse etichette stavolta hanno presentato una novità sostanziale: dopo Cerasuolo e Montepulciano, che già da anni utilizzavano la fermentazione con lieviti indigeni, dall'annata 2015 seguono la spontanea anche il Trebbiano e il Pecorino.

Nuova generazione allo stand di Cataldi Madonna con Giulia, figlia del professor Luigi, eclettico e magistrale vignaiolo di Ofena, e con i nipoti Lorenzo e Antonio Pellegrini. Quest'anno tornano il Pecorino "Frontone", celebrato bianco italiano, che mancava dal 2011 e il Cerasuolo "Piè delle Vigne" che era fermo alla vendemmia 2012.

Novità anche dalla antica casa vinicola del barone Cornacchia di Torano Nuovo, con le etichette della linea Villa Torri che richiama nel nome la località d'origine. «Abbiamo portato le produzioni di Pecorino e Passerina da nuovi vigneti», sottolineano i fratelli Caterina e Filippo che conducono l'azienda lanciata dal padre Piero, «e il rosso Controguerra doc, da uve Montepulciano e Cabernet Sauvignon, si presenta con la nuova bottiglia borgognotta».

Dalla Fattoria La Valentina di Spoltore, come spiega Sabatino Di Properzio assieme al fratello Roberto, arriva invece un nuovo vino bianco che conferma la voglia di innovazione di questa azienda con vigneti anche a San Valentino in Abruzzo Citeriore. Proprio da lì vengono le uve di Fiano, vinificate nell'annata 2014, presentata in abbinamento ai piatti di Maurizio D'Anolfi. «Si chiama "Auhà" ed è un bianco biologico di struttura dalla complessa vinificazione in acciaio e legno,» spiegano i due fratelli, «il nome vuole trasmettere l'idea di collegamento tra un vitigno non autoctono e il terreno in cui cresce. Con questo vino vorremmo lanciare un segnale per sviluppare una sensibilità verso la coltura di uve bianche di varietà extraregionali che, grazie alle peculiarità del nostro territori,o possono riservare belle sorprese».

Giorgio D’Orazio

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