La guerra ai cinghiali da Navelli l’allarme: zafferano in pericolo

Danni per decine di migliaia di euro alle preziose colture E fa discutere la normativa regionale sugli abbattimenti
L’AQUILA. Non chiamatela caccia, perché quella parte a settembre. E non chiamatelo nemmeno controllo selettivo, che viene, invece, adottato per “eliminare” animali ammalati all’interno della stessa specie. Gli abbattimenti dei cinghiali cominciati un paio di settimane fa a opera della Provincia dell’Aquila e di Chieti si chiama, semplicemente, “controllo”, per frenare il fenomeno delle incursioni degli ungulati nei centri abitati e, soprattutto, nei campi coltivati. E mentre gli agricoltori contano i danni in tutta la regione, da Vasto a Chieti, al Teramano, in provincia dell’Aquila l’abbattimento mirato dei cinghiali è già partito. E sta funzionando, con 40 animali uccisi a oggi, come spiega Antonio Del Boccio della Polizia provinciale. Lo dicono anche dal Comune di Navelli, uno dei territori che ha contato danni maggiori con ettari di colture di prestigioso zafferano (ma anche ceci e orzo) distrutti.«Gli abbattimenti stanno funzionando molto bene», spiega il vicesindaco e consigliere provinciale, Paolo Federico. Il problema è, ora, recuperare i semi persi. «Se facciamo un calcolo di ciò che è stato distrutto in termini di semi, stiamo intorno ai 50- 60mila euro», chiarisce, «cifra che diventa di quattro volte più alta sul mancato raccolto». La grossa preoccupazione è soprattutto per lo zafferano, «in quanto potrebbe mancare la semina, perché il bulbo si autoriproduce, ma adesso che sono stati distrutti dai cinghiali, i bulbi dove li riprendiamo?»
MANCA UNA LEGGE. Il problema è annoso in Abruzzo, dove la legge regionale 10 del 2004 sulla caccia non disciplina il fenomeno. A usare il pugno duro nei confronti dei cinghiali è la Provincia dell’Aquila. Il Piano di controllo adottato dall’Ispra (L'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) è partito all’inizio di luglio, e potrebbe protrarsi fino a settembre.Ma finché la Regione non metterà mano al vuoto normativo, sarà difficile governare le incursioni dei cinghiali. «Il controllo degli ungulati in gran parte delle regioni d’Italia si fa tutto l’anno», spiega Del Corvo, «e questo consente di prevenire il fenomeno». In sostanza, mentre nelle altre regioni, alla prima segnalazione fatta da un sindaco sulle incursioni dei cinghiali, il controllo su quello specifico territorio parte subito, in Abruzzo ci vogliono due mesi prima di avere tutte le autorizzazioni da Regione e Ispra.Conseguenze? I cinghiali continuano a seguire i loro percorsi, danneggiando anche irreparabilmente colture. Non solo. Dato che la Regione deve rimborsare i danni agli agricoltori, si viene a creare un danno erariale pubblico.
Una legge che permettesse di agire tempestivamente nell’arco dei 12 mesi permetterebbe anche di prevenire questo esborso ulteriore.E poi, «se un agente di polizia provinciale si trova di fronte un cinghiale sulla spiaggia di Montesilvano (come successo un paio di mesi fa, ndr) e c’è un bambino, che fa, non spara?», domanda il presidente Del Corvo.
ALLEVARE CINGHIALI. La carne di cinghiale piace molto, anche gli arrosticini di cinghiale sono sempre più ricercati. Perché, allora, si ragiona tra sindaci, tramite normativa regionale, non prevedere allevamenti di ungulati, come avviene in altre regioni? Non solo, si potrebbe prevedere l’apertura di mattatoi per la trasformazione della carne di cinghiale e trarne un guadagno. Come avviene in Toscana, o in Umbria, regioni a cui i nostri Parchi rivendono i cinghiali catturati.
COME FUNZIONA. Per procedere all’abbattimento dei cinghiali serve che un sindaco o un agricoltore presentino una segnalazione alle Province. Gli abbattimenti vengono svolti dagli agenti della Polizia provinciale, gli unici deputati a farlo, tranne che nelle aree protette. Al loro fianco anche cacciatori indicati dall’Atc (Ambiti territoriali di caccia) specificamente formati. Gli agenti escono di sera in squadre di 16-20 persone: è al tramonto, infatti, che i cinghiali arrivano nei centri abitati alla ricerca di acqua (che durante l’estate in alta quota scarseggia) e anche cibo. Le prime incursioni sono state segnalate alla Provincia aquilana all’inizio di maggio a Magliano dei Marsi, poi nella Valle Subequana e a Navelli.
Ma non tutti sono d’accordo con il “selecontrollo”. Soprattutto tra i cacciatori. Nel Chietino le operazioni partite le operazioni della Provincia sono state disturbate, mentre sono state segnalati casi di bracconaggio nei comuni di Vasto, Montazzoli, Carpineto Sinello, Atessa. Ad Avezzano il commissario provinciale di Italcaccia Ermenegildo Maceroni ha dichiarato «illegittimo» l’abbattimento dei cinghiali e pericoloso per altre specie come Cervi me caprioli. Maceroni ha invitato la Provincia la «Regione e il parco Velino Sirente a censire prima gli animali e ad adottare nelle zone colpite recinzioni elettrici, dissuasori acustici e olfattivi. Nel frattempo gli animalisti annunciano il boicottaggio di ogni tipo di sagra del cinghiale&affini. Guerra alla guerra, dunque.
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