La nuova sfida di Trulli è il testamento solidale

Il pilota-manager sposa la campagna dell’Airc per i lasciti alla ricerca sul cancro «Sono vicino ai ricercatori che combattono ogni giorno una battaglia durissima»
Il testimonial che non t’aspetti: Jarno Trulli ha deciso di prestare la sua immagine alla nuova campagna che l’Airc, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, sta lanciando sul tema del testamento solidale. L’ex campione di Formula uno non è nuovo a iniziative di solidarietà: basti ricordare la creazione di ’Abruzzo nel cuore’, dopo il terremoto dell’Aquila, con un sostanzioso contributo per il recupero della Fontana della 99 Cannelle. Ma perché ora occuparsi di lasciti e donazioni a favore del più celebre organismo di sostegno alla ricerca esistente in Italia? «L’importante è dare continuità alla ricerca, questo del testamento solidale può essere uno degli strumenti: non lasci quel che possiedi solo ai tuoi figli, ai tuoi eredi, ma ne destini una parte, anche piccola, a uno scopo nobile come questo».
L’uomo è di poche parole, allarga le braccia come a dire: ho già detto tutto, che cosa aggiungere? Un’altra frase l’ha destinata al manifesto creato con l’Airc: «Mi sento molto vicino ai ricercatori che da anni combattono contro un avversario molto duro e per questo ho deciso di disporre un lascito: un giorno dobbiamo tagliare il traguardo insieme, da vincitori». Incontriamo Jarno nella tenuta che possiede nell’entroterra pescarese, in comune di Alanno, 32 ettari a vigneto su una collina da cui ti sembra di toccare sia la Majella che il Gran Sasso. Il tutto attorno a una splendida villa d’epoca che Jarno e i suoi tre soci sperano di recuperare agli antichi fasti, se si raggiungerà un’intesa sugli interventi di restauro con la Sovrintendenza ai beni architettonici dell’Aquila.
La proprietà prende il nome da Raffaele Castorani, un chirurgo che oltre due secoli fa acquisì una notevole fama per avere introdotto la tecnica dell’operazione alla cataratta. E i vini abruzzesi che Trulli produce prendono ancora il nome del fondatore della cantina, Villa Castorani. Sbaglia chi pensa all’ennesimo giovin signore che, diventato ricco, si vuol togliere lo sfizio di mettere il proprio nome sull’etichetta di un buon vino: Jarno e soci investono in questa attività da quindici anni e sono arrivati a un fatturato di tre milioni di euro, con 200 mila bottiglie prodotte con l’uva di Villa Castorani e altre 250 mila con i conferimenti delle proprietà confinanti, altri 40 ettari. Si va dal Montepulciano al Cerasuolo, dal Trebbiano al Pecorino, dalla Cococciola allo spumante, quest’ultimo entrato da poco nel catalogo Castorani. I prezzi vanno da un minimo di cinque a un massimo di venti euro, franco cantina, con il Nord America a fare la parte del leone assorbendo poco meno del 40% delle vendite.
«Questo è un posto incantato, con una leggera brezza di valle e di monte che, unita all’escursione termica di almeno una decina di gradi, rende ideale il clima per la maturazione dell’uva», ci dice Angelo Molisani, il socio che cura la parte enologica della cantina, «sono terreni sedimentati, i vini sembrano quasi salati, molto particolari e non è un caso se qui si vinifica fin dal 1793». Gli altri due soci sono lo storico manager di Trulli, Lucio Cavuto, e il suo quasi omonimo (ma non parente) Bruno Cavuto, che si occupa invece della parte agronomica.
Ovviamente Jarno può sfruttare la sua notorietà per seguire in prima persona la parte commerciale, con continui viaggi in giro per il mondo: «Guardi, in Italia di produttori di buon vino ce ne sono tantissimi, ma non è facile per loro farlo sapere. Servono anni di di lavoro, di promozione: la fama che ho acquisito con le corse mi ha consentito di accorciare questi tempi, entrando in molte porte che mi sarebbero state precluse. Questo, unito alla grande tradizione della cantina, è stata per noi una chiave di svolta, ma dietro ci dev’essere il prodotto e il nostro riceve parecchi premi per il suo valore, non per il nome che c’è scritto sull’etichetta».
Trulli è innamorato del suo Abruzzo («è il posto più bello del mondo», dice sorridendo), ma non si capacita della scarsa capacità di promuovere quanto di buono si riesce a fare: «Non voglio parlare di noi, non sarebbe elegante, dico che se Masciarelli o Zaccagnini fossero toscani, invece che abruzzesi, i loro vini costerebbero il doppio, non sappiamo ancora difendere e valorizzare il nostro territorio, le eccellenze sono nascoste invece che incoraggiate. Da anni ho preso casa in Svizzera e viaggio tantissimo, mi dà una gran tristezza vedere quanto poco siamo considerati in giro per il mondo, anche perché siamo i primi a denigrarci, a non avere il senso del bene comune. Ma si può ripartire solo dalla scuola, dai bambini, per rimettere insieme i cocci di quel che abbiamo rotto».
Trulli non parla solo delle eccellenze nel vino: «Come potevo sapere che a pochi chilometri da casa mia c’era un’azienda di eccellenza nel campo dei motori elettrici come Tecnomatic? Stiamo parlando di un gruppo che collabora con i principali produttori di auto, compreso un progetto per il Ducato Fiat.Dobbiamo crederci di più, tutti».
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