La più bella estate dei bimbi dell’Est «Qui, sono più forti»

I racconti delle famiglie abruzzesi che li ospitano «Viaggi di salute? Non solo, loro ti regalano l’affetto»
PESCARA. «Un'esperienza che arricchisce: vedi questi bimbi che si sentono più forti ed hanno un'altra luce. Gli si dà una prospettiva di vita e dei punti di riferimento. Nella vita, d'altronde, qualcosa di positivo lo si deve fare. E' una questione di sensibilità e di impegno. Si tratta di un'opzione sicuramente più valida rispetto a un'adozione a distanza o a una semplice offerta». Così Sonia Fiucci, aquilana, spiega come mai abbia deciso di ospitare in casa una bimba bielorussa.
E' il quarto anno consecutivo che Victoria, questo il nome della piccola, dieci anni, viene in Abruzzo. Per almeno tre volte all'anno: generalmente d'estate, in primavera e nel periodo di Natale. «Victoria ormai ha imparato l'italiano e va d'accordissimo con mia figlia, che ha 21 anni», racconta Sonia. «Venire qui per lei è un momento di festa. Respira aria fresca, viene con noi a fare la vacanza estiva, entra a far parte a tutti gli effetti della nostra vita quotidiana».
La piccola Victoria è solo uno dei tanti bambini stranieri che due o tre volte all'anno vengono in Abruzzo. «Sono tutti bambini che hanno problemi», spiega Fiucci, «magari sono orfani, vivono in istituto o da parenti. Victoria, ad esempio, in Bielorussia vive con una zia materna e lo zio. Si tratta di viaggi di salute, ideati dopo il disastro di Chernobyl».
Sono diverse decine - almeno una cinquantina - i bambini stranieri che ogni anno sono ospitati da famiglie abruzzesi. La principale associazione che si occupa dei progetti è la Puer, che ha per obiettivo l'assistenza e l'aiuto ai bambini e ai minori in difficoltà a causa delle condizioni ambientali in cui vivono o a causa di guerre, carestie e contaminazioni.
L'associazione, che ha anche una sezione abruzzese, nasce ufficialmente a dicembre del 1993, ma l'inizio delle attività risale ad alcuni anni prima: subito dopo la tragedia di Chernobyl, il 26 aprile 1986, che colpì centinaia di migliaia di persone dell'Europa orientale e, in particolare, della Bielorussia, dove purtroppo continua a produrre effetti drammatici.
Se i progetti sono nati dopo l'incidente della centrale nucleare ucraina, nel corso del tempo l'associazione ha ampliato i propri orizzonti, con l'obiettivo di aiutare tutti i bambini che vivono in condizioni precarie.
Dal 2008 in poi si è pensato di rivolgersi anche ad altri Paesi, come la Lituania e la Moldavia; dal 2011, dopo l'incidente nucleare nella centrale di Fukushima, inoltre, vengono ospitati per il "risanamento" anche bambini provenienti dal Giappone. E sono tante le famiglie abruzzesi che, oltre ad accogliere i bimbi, si fanno carico del loro mantenimento, delle eventuali cure mediche necessarie autorizzate e delle spese di viaggio.
L'associazione, in Abruzzo come nel resto d'Italia, organizza eventi, corsi, appuntamenti culturali, il tutto con l'obiettivo di dare prospettive ai bambini. «A spingere le famiglie ad ospitare i bimbi», racconta Maurizio Di Brizio, da circa 20 anni responsabile regionale della Puer, «inizialmente è l'onda emotiva, il sentirsi in dovere di fare qualcosa, la volontà di dare una mano. Ma basta poco e subentrano i sentimenti e l'amore. I bambini, che generalmente hanno tra i 7 e i 18 anni, vengono in Italia per tre mesi d'estate e per un mese a Natale. Tornano sempre nelle stesse famiglie e diverse coppie hanno deciso di adottarli». Decisione che riguarda Di Brizio in prima persona: era il 1994 quando ospitò per la prima volta una bimba bielorussa di otto anni che viveva in un istituto. Tanti periodi trascorsi in Abruzzo, d'estate e a Natale, e anche qualche viaggio della famiglia Di Brizio in Bielorussia. Poi, compiuti i 18 anni, è stata adottata; oggi ha 30 anni e vive felice ad Avezzano. «Avevo già tre figli», spiega il referente dell'associazione, «e ora ne ho quattro, per me non c'è differenza. Compiuta la maggiore età, anche per volonta di Liudmila, abbiamo fatto l'adozione vera e propria, con tutte le lungaggini burocratiche per la cittadinanza».
Puer non è l'unico soggetto a promuovere progetti di questo tipo. Tra le altre, c'è l'associazione siciliana 'Luciano Lama' che ogni anno offre a 300 bambini bosniaci l'opportunità di trascorrere un periodo in Italia. Uno di questi bimbi è in Abruzzo, a Cupello: si tratta della piccola Rosa, di 10 anni. «Sono tre anni», spiega Maria Natalizia, «che viene a casa nostra; quaranta giorni d'estate ed un mese a Natale. La portiamo al mare e ne approfittiamo per farle fare delle visite mediche; sta imparando bene l'italiano. Lei è contenta di stare qui. E' un dono reciproco, ci regala il suo affetto, i suoi sorrisi, la sua compagnia e noi condividiamo con lei quello che abbiamo. E' un'esperienza che consiglio a tutti», conclude Maria.
Lorenzo Dolce
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