La Polizia provinciale ora rischia di scomparire

8 Agosto 2015

Un decreto del governo prevede la fusione con le polizie municipali, ma gli agenti chiedono una riorganizzazione regionale e le competenze sull’ambiente

PESCARA. Nessuno li conosce, ma le loro attività sono strategiche per la protezione ambientale. Sono gli uomini della Polizia Provinciale, forze di polizia che fino ad oggi sono state impiegate nella prevenzione, accertamento e repressione dei reati ambientali (si calcola che un terzo di tutti i reati ambientali in Italia siano stati segnalati proprio da questo corpo di polizia gestito dalla Province) e che rischiano di scomparire a causa di un decreto legge governativo che sopprime di fatto le Guardie del Corpo Forestale dello Stato, che verrebbero accorpate ai carabinieri, e la Polizia Provinciale che dovrebbe essere annessa alla Polizia Municipale.

«Uno “spreco” di risorse», è l’opinione delle guardie provinciali, «che, soprattutto nella Regione dei parchi quale è l'Abruzzo, rischia di trasformarsi in un boomerang».

«Chi eseguirà i controlli sul territorio?», si chiede il capitano Antonio Del Boccio, vicecomandante della polizia provinciale dell’Aquila, «chi effettuerà monitoraggi e vigilanza della fauna selvatica, il recupero di animali rari in difficoltà, la vigilanza sulle attività di caccia e pesca? L'Abruzzo ha il 40% del suo territorio vincolato con finalità naturalistiche. Tre parchi nazionali, un parco regionale, un'area marina protetta, 14 riserve statali, 25 riserve regionali, 6 siti Rete Natura 2000 e altre 8 riserve protette. Un’enorme porzione di territorio che, senza nessuno che lo controlli, rischia di implodere tra le continue aggressioni e speculazioni di cui è già vittima». Ma Polizia Provinciale non significa solo protezione faunistica. Gli agenti, una sessantina sparsi nelle quattro province di Chieti, Pescara, Teramo e L'Aquila sono altamente specializzati in materia ambientale. «Molti sono laureati», spiega ancora il comandante Del Boccio, «hanno master universitari specifici nella tematica della tutela ambiente e conoscono il territorio come le loro tasche. Effettuano non solo controlli, ma forniscono pareri, emettono decreti e ordinanze, eseguono accertamenti di reati penali. «Sono centinaia le comunicazioni di notizie di reato effettuate nelle varie procure. Molti processi eccellenti in materia ambientale in Abruzzo sono stati possibili grazie alla fattiva collaborazione delle polizie provinciali con le altre forze di polizia».

Non si tratta solo di denunce di bracconieri o trappole. Si parla di discariche abusive, eternit, sversamenti illeciti nelle acque di fiumi e mari, vigilanza antincendio e sull'attività di estrazione e cave e di trattamento e lo smaltimento di rifiuti.

In questo contesto il Consiglio regionale dovrà votare martedì la riorganizzazione delle provincie. L’appello che tutte le polizie provinciali abruzzesi rivolgono alla Regione è che «non si disperda questo enorme patrimonio di professionalità e competenze». «Attività come quelle di tutela delle attività agro-silvo–pastorali, governo e gestione delle aree interne marginali, protezione delle specie rare» dichiarano i corpi di polizia provinciale «alla luce della soppressione delle Province con il conseguente rientro al livello regionale delle specifiche deleghe di tutela e gestione del territorio, necessariamente richiedono, sia in fase programmatoria che attuativa, l’impiego di personale specialistico».

L'unica via di uscita, suggerita e fortemente auspicata dagli uomini dei corpi provinciali, potrebbe essere il mantenimento dei servizi specialistici di Polizia Provinciale attraverso la loro riorganizzazione in ambito regionale e la costituzione di un Servizio di Monitoraggio e Gestione Faunistico-Ambientale che possa essere di raccordo con l’Arsa, i Servizi Veterinari Asl, l'Ispra, le aree protette, gli ambiti territoriali di caccia e le associazioni agricole, piuttosto che dissolverne le professionalità nelle Polizie Municipali». Il tempo stringe, oggi più che mai. «La politica, sia amministrativa che del governo», si sfoga un agente «finora ha dimostrato di non aver saputo comprendere, nè valorizzare, anche solo attraverso la comunicazione delle nostre molteplici attività, il valore e l'utilità di questo corpo di polizia. Chiediamo ora che ci ascoltino: il “Giardino d'Europa” rischia più che mai di restare abbandonato a se stesso».

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