La prima bottiglia a Ofena vent’anni fa
PESCARA. In principio fu Luigi Cataldi Madonna, il primo, nel 1996, ad imporre in regione un'etichetta che faceva scoprire agli abruzzesi il Pecorino. E sabato scorso, a Pescara Abruzzo Wine, anche...
PESCARA. In principio fu Luigi Cataldi Madonna, il primo, nel 1996, ad imporre in regione un'etichetta che faceva scoprire agli abruzzesi il Pecorino. E sabato scorso, a Pescara Abruzzo Wine, anche i sommelier dell'Ais Abruzzo hanno incoronato tra i nostri bianchi il Pecorino. La riscoperta di questo vitigno autoctono ha spinto tanti produttori ad operazioni di cantina con esiti naturalmente diversi, registrando in ogni caso un interesse che ha saputo stimolare i consumatori ben oltre i confini regionali. Da provincia a provincia le interpretazioni di Pecorino hanno subito un'evoluzione notevole. Nel teramano l'affidabilità di Camillo Montori ben racconta il Pecorino Fonte Cupa e spostandosi da Controguerra a Sant'Omero c'è un rigoroso vignaiolo come Luigi Valori a proporre il suo. Non bisogna dimenticare la chicca di Emidio Pepe, a Torano Nuovo, che da un piccolo vigneto ha cominciato a proporre un Pecorino fedele alla sua filosofia in vigna e in cantina. Ma il Pecorino negli anni ha legato molto la sua diffusione al nome Pasetti: Domenico, a Francavilla, con il Colle Civetta e Rocco, a Collecorvino, con il Pecorino Contesa. Se nel chietino si fa strada il Pecorino Yare del Feuduccio di Santa Maria d'Orni di Orsogna, a San Martino sulla Marrucina dal quartier generale di Masciarelli è nata la proposta del Pecorino Castello di Semivicoli, interpretazione recente come il “Don Carlino” della giovanissima, ma di gran razza, cantina De Fermo di Loreto Aprutino, la gemma vitivinicola nel pescarese dove si eleva il Pecorino “Bianchi grilli” di Torre dei Beati. Una sperimentazione interessante, ad altitudini impegnative ma molto adatte, è poi quella iniziata da Feudo Antico nel regno dello chef Niko Romito con il Vigneto Casadonna. (g.d’o.)
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