La Regione dà 50mila euro per acquistare più gabbie

12 Ottobre 2016

Un esempio da “esportare” in altre aree protette e nei centri urbani minacciati Il direttore Di Nino: «In trappola le femmine, così diminuisce la popolazione»

ROCCA DI MEZZO. È talmente grande l’interesse mostrato dalla Regione Abruzzo nei confronti di questo progetto che l’assessore ai Parchi,Donato Di Matteo, ha deciso di sostenerlo economicamente, finanziando con 50mila euro l’acquisto di ulteriori recinti di cattura, potenziandone la gestione e le attività perché tale filiera diventi ancor più un orgoglio e un fiore all’occhiello dell’Abruzzo. Un esempio da seguire anche fuori dalle oasi naturali, non escludendo le aree urbane (come nel Chietino o nel Pescarese).

«Il progetto si è rivelato un importantissimo strumento di valorizzazione di una risorsa rinnovabile e locale come la carne di cinghiale», sostiene il direttore del Parco Sirente Velino, Oremo Di Nino, «e inoltre rappresenta occasione di sviluppo e promozione dell’intero territorio del Parco regionale. I prodotti vengono proposti al mercato con il marchio dell’area protetta, che narra al consumatore questo percorso di qualità eccellente e unico. Quasi sempre vengono catturati giovani esemplari e femmine in piena attività riproduttiva, proprio quelle catture che permettono consistenti decrementi numerici della popolazione. È necessario un impegno economico e di lavoro non trascurabile, ma il metodo è caratterizzato da un ottimo rapporto costi-benefici, da un impatto ambientale limitato, è privo di qualsiasi rischio per altre specie animali, persone o cose, è silenzioso e rispettoso del benessere animale. Voglio ringraziare personalmente tutti coloro che a vario titolo stanno collaborando alla perfetta riuscita del nostro piano di gestione, in particolare quanti operano gratuitamente, come gli agricoltori e il corpo nazionale delle Guardie ecozoofile».

Sulla “bontà” del metodo interviene la biologa del Parco, Paola Morini.

«Questo metodo», spiega la Morini, «ha avuto l’approvazione e il parere positivo dell’Ispra, la valutazione di incidenza della Regione Abruzzo ed è stato concordato con il servizio veterinario dell’Asl territorialmente competente».

Per i tecnici del Servizio scientifico e monitoraggio dell’Ente Parco «si tratta di un sistema che consente la cattura contemporanea di gruppi anche molto numerosi. Sono entrati in un recinto anche gruppi di 30 animali in una singola giornata di cattura».

Inoltre, nel corso delle attività sono presenti anche il Corpo forestale dello Stato e le Guardie ecozoofile nazionali (Gen). «Il Corpo delle guardie ecozoofile nazionali», dichiara il colonnello Antonio Di Loreto, resposabile della sezione di Sulmona e coordinatore regionale dell’Abruzzo, «è a tutti gli effetti un organo di polizia giudiziaria e garantisce vigilanza e il controllo nelle aree di cattura, disincentivando e segnalando alle altre autorità competenti, alle quali il Corpo si affianca, comportamenti a danno degli animali e vigilando anche sul rispetto del benessere animale». (r.rs.)

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