La Regione diffidata per i fondi bloccati

14 Luglio 2019

Scatta il primo atto stragiudiziale: una storica azienda rosetana mette l’assessorato e l’Agea con le spalle al muro

PESCARA. Il tempo dello scaricabarile tra assessori ed ex assessori regionali è finito. Le imprese agricole abruzzesi, beffate dalla burocrazia e dagli errori umani che bloccano i pagamenti dei fondi europei, decidono di passare alle vie di fatto. Il primo segnale forte parte da Roseto dove una storica azienda agricola ha messo in mora il Dipartimento regionale dell’Agricoltura e l’Agea, l’Agenzia che eroga i fondi come quelli finiti al centro della bufera: il Psr, programma di sviluppo rurale, che in Abruzzo sta lasciando a bocca asciutta migliaia di piccole, medie e grandi aziende abruzzesi.
Ma sulla testa dei due enti, Regione e Agea, pende ora una diffida della società agricola “Fratelli Barba”, un antico e prestigioso marchio d’Abruzzo, che, assistita legalmente dall’avvocato di Pratola Peligna, Antonella D’Amato, ha chiesto l’accesso agli atti della Regione per capire dove l’iter dei pagamenti si è incagliato. E soprattutto di chi è la colpa.
È la prima diffida stragiudiziale. Ma il caso dell’azienda rosetana rischia di diventare per la Regione a nuova trazione centrodestra l’inizio di una lunga serie di ultimatum che possono sfociare in cause civili risarcitorie. Cause milionarie. Lo sanno bene in giunta, tant’è che l’assessore leghista Emanuele Imprudente si sta dando da fare, sostenendo però di aver ereditato una situazione molto critica dal suo predecessore, Dino Pepe. Finora, la Regione ha pubblicato il bando per assumere il nuovo direttore di dipartimento, dopo il pensionamento dell’uscente, Antonio Di Paolo.
Si tratto di un bando che esclude candidati esterni e che vede tra i favoriti la dirigente regionale Elena Sico, esperta nella programmazione di fondi europei. Ma sono 4mila le imprese in fibrillazione, come quella di Giovanni Barba che attende l’erogazione di fondi del 2017 e del 2108, per un consistente importo di molto superiore ai 100mila euro. La sua non è un’eccezione, ma una condizione comune a una moltitudine di aziende agricole della nostra regione che il Centro sta seguendo, con servizi giornalistici documentati, nelle loro vasta e legittima vertenza.
Un dramma imprenditoriale che ha spinto, pochi giorni fa, il pastore-vicesindaco di Pescina, Tiziano Iulianella – anch’egli beffato come centinaia di imprese giovanili e le tante aziende del biologico – a fare lo sciopero della fame davanti alla sede della Regione all’Aquila. Ma torniamo alla diffida.
Con una frase incisiva, l’avvocato che assiste il legale rappresentante della società rosetana sintetizza questo dramma collettivo: «È un gravissimo inadempimento», lo definisce il legale, «che si pone in contrasto con le finalità e gli obiettivi evidenziati nello stesso bando pubblico».
Da una parte ci sono le aziende, centinaia di imprese che rispettano gli impegni previsti dai bandi del Psr e sopportano investimenti onerosi dopo aver superato i controlli ispettivi dell’ente erogatore, e dall’altra parte c’è la Regione che non corrisponde l’erogazione annuale dei contributi «causando alle aziende agricole partecipanti uno stato di grave sofferenza economica che impedisce la programmazione di investimenti futuri e ne mette in forte crisi la stabilità», si legge nell’atto stragiudiziale. Le aziende agricole abruzzesi sono pronte a chiedere un conto salato alla Regione che ha 15 giorni di tempo per rispondere alla prima diffida ed evitare di finire in tribunale.