La Rocca: con Valagro assumiamo e assumeremo

Parla il presidente dell’industria di fertilizzanti: non abbiamo mai smesso di cercare giovani laureati. E negli anni della crisi abbiamo continuato a investire
Chi l'ha detto che in Abruzzo non ci sono aziende che assumono? La Valagro di Atessa, tanto per fare un nome, continua ad aumentare l'organico di anno in anno e nel 2016 inserirà altre 10 persone a tempo indeterminato. Si tratta sempre di figure qualificate, laureati che vanno a ingrossare il team di ricercatori che lavorano ai nuovi prodotti di questa azienda di fertilizzanti che quest'anno dovrebbe superare i 123 milioni di fatturato, dopo i 108 registrati nel 2015. Ottorino La Rocca, classe 1948, è il presidente di questa multinazionale tascabile che opera in 90 paesi e sta costruendo uno stabilimento in Brasile, preparandosi a un nuovo salto di dimensioni e di giro d'affari. La Rocca controlla la Valagro in coppia con l'amministratore delegato Giuseppe Natale, suo socio fin dalla fondazione, datata 1981.
Avete fegato ad assumere, di questi tempi...
«Non abbiamo mai smesso, così come non abbiamo mai smesso di investire. Anche quando arrivò la grande crisi, nel 2009, non ci siamo fatti prendere dalla paura: sapevamo che l'uomo deve pur mangiare e abbiamo aumentato l'indebitamento di 12 milioni pur di non fermarci. E difatti già l'anno dopo, nel 2010, abbiamo iniziato a recuperare il fatturato e a crescere di nuovo del 10-12%».
Inserendo giovani laureati.
«Sì, in genere assumiamo dei chimici, dei laureati in agraria o degli ingegneri per i laboratori o il centro ricerche. Non nella produzione, che per noi è fortemente stagionale, concentrata soprattutto tra gennaio e maggio, e per la quale usiamo soprattutto interinali».
Non utilizzate il Jobs Act per queste figure?
«Non abbiamo mai assunto solo perché c'erano degli incentivi, facendo un ragionamento più di lungo periodo. E' una delle regole che ci siamo dati».
Le altre quali sono?
«Beh, per esempio quella di non avere un indebitamento che superi di due e volte e mezzo l'Ebitda prodotto dall'azienda, vogliamo fare il passo lungo come la gamba».
Finora ha funzionato, pare.
«In effetti non abbiamo mai fatto un'ora di cassa integrazione e tantomeno abbiamo licenziato. C'è grande rispetto per i nostri collaboratori, ma chi lavora con noi sa che non deve fare il furbo con i certificati medici: a chi sgarra mando l'investigatore privato».
Dove sta la forza?
«Nel proporre soluzioni nuove e nel farle validare dalle università, in modo da renderle credibili e certificate. Negli Stati Uniti siamo stati marginali fintanto che ci siamo decisi a fare questo passo. Vede, oggi il 50% dei nostri prodotti è di origine naturale, derivato da materie prime come le alghe o l'erba medica. Poi abbiamo un 25% di prodotti di sintesi e un 13% circa di concimi idrosolubili, ma la parte naturale ormai è preponderante».
Se cominciasse oggi, sceglierebbe sempre lo stesso settore?
«Guardi, l'unica cosa che conta è la dedizione, la voglia di fare qualcosa bene, con tenacia. Chi insegue il denaro per il denaro è destinato a fallire. Io poi sono un imprenditore quasi per caso: sono un baby-pensionato che ha lasciato l'insegnamento a scuola, in un istituto agrario, a poco più di 40 anni. Fosse per me le abolirei le baby-pensioni, su questo non ho dubbi. Ma poi ho potuto dedicarmi in toto alla Valagro».
La politica in Abruzzo fa abbastanza per sostenere le nostre aziende?
«Per quel che ci riguarda la politica deve sostenere gli enti che contano. L'Arta, per esempio è fondamentale: se vogliamo che questa comunità funzioni, ci vogliono controlli ambientali che funzionino. Ma certe scelte andavano fatte vent'anni fa, tipo l'unificazione dei vari enti di ricerca in agricoltura. Ma devo dirle che c'è una cosa ancora più grave nella politica di oggi ed è la mancanza di rispetto, l'uso smodato dell'insulto. Ho visto di persona Remo Gaspari alzarsi dalla sedia per parlare al telefono, proprio in segno di rispetto. Dc e Pci si combattevano, ma avevano un senso del bene comune che oggi si è perso. Purtroppo».
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