«La sfida sui mercati si vince promuovendo l’intero Abruzzo»

9 Gennaio 2016

Valentino Sciotti ad del gruppo Farnese Vini: la regione è quasi sconosciuta ma il Montepulciano ci identifica»

PESCARA. Martedì 12 a Mosciano l’assemblea del Consorzio Docg Montepulciano Colline Teramane prenderà la decisione finale sul cambio del disciplinare, e dal 2016 le etichette delle cantine aderenti avrano la denominazione Docg Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo. Il motivo? Secondo il presidente del consorzio Alessandro Nicodemi Il nostro glorioso vitigno non identifica più l’Abruzzo: è ormai un vitigno internazionale, dunque meglio promuovere il territorio di produzione. Non è di questo parere Valentino Sciotti ad del gruppo Farnese vini, molto presente all’estero.

Valentino Sciotti, il Montepulciano è ancora un brand abruzzese?

«Secondo me il Montepulciano è fortemente legato all'Abruzzo. Anche per una questione numerica: fatto 100 il Montepulciano nel mondo, inclusa la Toscana, almeno il 95% del Montepulciano viene dall'Abruzzo. E mentre qualche anno fa, soprattutto negli anni Ottanta, quando si parlava di Montepulciano lo si confondeva con il vino Nobile di Montepulciano toscano, oggi il primo pensiero va all'Abruzzo. Ma non penso comunque che sia un grande stravolgimento posporre il nome Montepulciano a quello di Colline Teramane».

L’idea è anche quella di anticipare la direttiva dell’Unione europea che tutela il nome dei territori e non quello dei vitigni.

«E sul territorio saremo handicappati. L’Abruzzo in questa cosa è molto indietro. Noi di Farnese vini siamo in 79 nazioni e il 90% delle volte mi tocca spiegare dov’è l’Abruzzo».

E figuriamoci spiegare le Colline Teramane...

«Sarà ancora più difficile, mi dovrò portare la mappa».

Perché questo ritardo?

«Purtroppo non è colpa di nessuno. Per troppi anni non abbiamo promosso il territorio, non abbiamo creato una identità anche a livello turistico. Questo ci avrebbe molto aiutato».

Dunque il territorio della regione va promosso nella sua globalità.

«E’ ovvio: vogliamo vendere col vino anche il territorio? Oggi sarebbe come vendere un prodotto che non esiste o che esiste pochissimo, perché l’Abruzzo, le Colline Teramane, sono molto poco conosciute. Ma questo non significa che facendo la politica giusta, lavorando insieme l’assessorato del Turismo, dell’Agricoltura, le aziende e le varie associazioni, non si possa fare una promozione impattante per recuperare il tempo perduto».

Ha appena detto che Farnese è in 79 nazioni, crede che il Montepulciano d’Abruzzo abbia i numeri per crescere sui mercati internazionali?

«Il Montepulciano da quel punto di vista non ha nessun problema, perché se parliamo di qualità il Montepulciano può competere con qualunque vitigno e in più ha un vantaggioso rapporto qualità-prezzo. Quindi abbiamo tantissimo margine per crescere, facendo però sistema piuttosto che lottando per promuovere le singole marche. Bisogna invece promuovere l’intera area».

Ma il 70% del Montepulciano d’Abruzzo viene imbottigliato fuori regione.

«Questa è una ulteriore perdita di identità ed è un controsenso: noi il territorio non lo abbiamo saputo promuovere turisticamente e neanche commercialmente».

I nostri imprenditori sono preparati a questo salto di strategia?

«Gli imprenditori sono cresciuti tantissimo a livello qualitativo, ma questo non basta più. Le faccio notare un piccolo particolare. Tutti noi, a partire dal presidente del consiglio Renzi, siamo molto orgogliosi che l’Italia abbia ripreso la leadership sulla quantità di vino prodotto. Però pensi che il solo champagne fattura forse quanto il totale del vino italiano all’estero. Da questo punto di vista siamo una microarea quasi inesistente. Quindi c’è molta strada da fare, per non parlare del Sud dove a livello di prezzi siamo molto indietro anche rispetto al nord».

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