«La soluzione è fare la fusione dei comuni»

Il sindaco di Rapino, Micucci, boccia le unioni: sono drogate dagli incentivi e non funzionano
PESCARA. Rocco Micucci è sindaco di Rapino e segretario della Fira, la finanziaria regionale.
Sindaco, perché le comunità montane non hanno funzionato?
«Le comunità montane nella fase finale della loro vita, prima che arrivassimo alle liquidazioni, erano semplicemente l’ennesimo carrozzone di questo Paese. Tranne qualche opera pubblica fatta nel passato, o le attività nel sociale, non mi sembra che abbiano portato sviluppo».
Meglio allora le unioni dei comuni, o unioni montane, come prevede la riforma?
«Anche le unioni dei comuni in generale oggi risentono di un sistema drogato dagli incentivi. Spesso si fanno le unione dei comuni con finti servizi associati per via degli incentivi. Oggi se davvero vogliamo andare verso uno Stato moderno e governare il cambiamento dobbiamo fare le fusioni dei comuni».
Che nessuno vuole.
«Ma sono necessarie. Pensiamo per esempio al comprensorio sciistico della Maielletta che il masterplan finanzia con 20 milioni. Immagino cosa vorrà dire realizzare infrastrutture al servizio dell’intera regione ed essere legati alle autorizzazioni di tante piccole entità e tanti piccoli municipalismi. Mi sembra impossibile. Ma poi diciamolo, noi sindaci non facciamo altro che tagliare. Una volta tagliavamo i nastri, oggi tagliamo i servizi. La strada giusta è quella delle le fusioni».
Ma c’è sempre il campanile che frena.
«Oggi i cittadini sono pronti a recepire questi cambiamenti. Alle persone interessa che funzionino le cose. Per esempio gli interessa che si investa sulle scuole, sui trasporti. Con le unioni non si taglia ma si sfrutta l’unione per creare servizi più efficienti e magari fare nuove assunzioni, perché con le fusioni il patto di stabilità ce lo permette. Oggi noi ci battiamo per difendere le nostre scuole, ma lo facciamo garantendo un servizio adeguato? Se facessimo una fusione di comuni e una scuola unica potremmo investire per il trasporto e per strutture più moderne. Faremmo un servizio ai ragazzi e metteremmo a posto i nostri bilanci».
Ce li vede i sindaci tagliarsi volentieri la poltrona?
«Qui torniamo al discorso dei mucinipalismi. Il sindaco spesso è legato alla poltrona e non abbraccia una visione di questo tipo. Ma il sindaco deve pensare ai cittadini, deve fare un lavoro culturale, uno studio di fattibilità, deve dimostrare con carte e numeri che tipo di comune nascerebbe, con quale potenziale. E poi, certo, si fa fatica a rinunciare a un piccolo privilegio...».
La fusione può essere imposta dall’alto?
«Va fatta con un sistema di leggi che la favorisca, se non proprio la obblighi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

