LA VERA AMICIZIA È PIÙ RARA DEL VERO AMORE

30 Giugno 2019

Ma tu quanti amici hai? Me l’hanno chiesto più volte, con un sottinteso che alludeva al mio carattere riservato. Ed, ogni volta, ho dovuto rispondere con un aforisma: “Ci sono quelli che vivono bene...

Ma tu quanti amici hai? Me l’hanno chiesto più volte, con un sottinteso che alludeva al mio carattere riservato. Ed, ogni volta, ho dovuto rispondere con un aforisma: “Ci sono quelli che vivono bene in compagnia di se stessi ma non con gli altri e quelli, invece, che vivono bene con gli altri ma non con se stessi”. Per quanto mi riguarda, confesso di trovarmi bene in compagnia di me stesso. Dovendo scegliere se incontrare persone, preferisco, quasi sempre, continuare a pasturarmi nei miei spazi di vita. Ma non sono sociofobico. Credo, invece che, a forza di vivere, ho costruito, dentro di me, un’abitazione confortevole, nella quale mi è dolce sostare. Le mie relazioni sono selettive. Riguardano persone con le quali mi sento affine, almeno, in qualcosa di essenziale. Che può essere anche la semplicità o la sincerità. Comunque, bisogna stare attenti. In una cultura sottilmente totalitaria, come la nostra, basata sulla conformità, l’accusa di essere un solitario, può trasformarsi subito in oscuro sospetto di anormalità. Credo, tuttavia, che sia il caso di fare un po’ di chiarezza. Innanzitutto, cos’è l’amicizia? Potremmo definirla il piacere di stare insieme e, nei casi migliori, la gioia di stare insieme. La differenza è stabilita dalla motivazione dell’amicizia. Un conto se si è amici per simpatia, per calcolo ed interesse, per condivisione di situazioni di vita: età, lavoro, cultura, esperienze, condizioni sociali, abitudini, militanze ideali, politiche e religiose ... Un conto, invece, se si è amici per affinità di mente e di cuore. Solo, in quest’ultimo caso, si può parlare di gioia di stare insieme. Ed allora, non confondiamo l’amicizia ordinaria con l’intimità vera e propria. Una cosa è l’amicizia, intesa come generica cordialità, che possiamo sentire verso molti. Quella che si limita al cameratismo chiassoso, alla convivialità allegra ... Una cosa, invece, è l’intimità che coincide col desiderio di condividere pensiero, esperienze, momenti di vita. Di amici generici posso averne anche tanti, ma di amici intimi, che siano, per me, come lo specchio in cui riconoscermi, a cui confidare i sentimenti segreti ed inconfessati, posso anche non averne nessuno. Perché, se l’amicizia è una relazione autentica e sincera, essa è come un matrimonio d’anima. Gli amici, infatti, sono stati paragonati alle pareti della nostra abitazione che, anche quando non le avverti con il corpo, sai che esistono. Per questo, la fine di un’amicizia importante equivale al crollo di queste pareti, ad un terremoto emotivo. Voi, ad esempio, avete mai avuto un’”amicizia simbiotica”, d’intimità o di comunione? Potete capirlo attraverso un reattivo mentale. Chiedetevi, ad esempio: Se avessi appena saputo di avere una malattia che mi condanna, in breve, alla morte, a chi mi confiderei? C’è un amico, oltre il coniuge ed alcuni parenti, a cui lo direi, fin dalle prime ore? Un’amicizia così è più rara del vero amore.
* Docente di Filosofia