L’Abruzzo punta alla Luna. All’università d’Annunzio nasce l’energia del futuro

È la rivoluzione nello stoccaggio dell’idrogeno: alimenterà le installazioni spaziali. Questa sera “31 Minuti”, il settimanale di approfondimento giornalistico di Rete8 in collaborazione con il Centro, in onda alle 23
CHIETI.
L’Abruzzo è una regione piccola, un punto al centro della cartina d’Italia che fa da cerniera tra il Nord produttivo e il Sud in continua ricerca di rilancio. Può sembrare lontano dalle grandi cattedrali della scienza, eppure anche qui la ricerca ha messo radici solide, diventando un modello capace di superare i confini regionali e nazionali per affermarsi sulla scena internazionale. “L’Abruzzo della ricerca” è il titolo di una nuova puntata di “31 Minuti”, il settimanale di approfondimento giornalistico di Rete8 in collaborazione con il Centro, in onda questa sera alle 23 (riprese e montaggio di Giuliano Vernaschi, regia di Danilo Cinquino, ottimizzazione di Antonio D’Ottavio). Non serve arrivare fino alla Silicon Valley o nelle università più prestigiose degli Stati Uniti per ottenere risultati straordinari: anche in Abruzzo la ricerca compie passi da gigante, arrivando a guardare persino alla Luna.
LA BATTERIA LUNARE
In un futuro ormai non troppo lontano, quando verranno realizzate basi spaziali sulla Luna, l’energia necessaria al loro funzionamento potrebbe arrivare dall’idrogeno grazie a un progetto dell’università degli studi Gabriele d’Annunzio. Si chiama “Hydragraph” e si basa sull’utilizzo di due materiali innovativi, i clatrati idrati e il grafene, capaci di immagazzinare l’idrogeno in modo sicuro ed efficiente. L’obiettivo è superare uno dei principali limiti di questo elemento: la difficoltà di stoccaggio, dovuta agli elevati volumi e alle alte pressioni richieste dai metodi tradizionali. «Il progetto punta a sviluppare sistemi alternativi di stoccaggio dell’idrogeno, pensati soprattutto per applicazioni specifiche come le installazioni spaziali, ad esempio una base lunare», spiega il coordinatore Pietro Di Profio, docente di Chimica organica, che questa sera a “31 Minuti” presenta il lavoro insieme al professor Michele Ciulla. Le tecnologie in fase di sviluppo riguardano due scenari principali: lo stoccaggio dell’idrogeno nei fondali marini sotto piattaforme eoliche offshore e l’alimentazione delle future installazioni spaziali, inclusi i moduli abitativi. L’idrogeno potrà essere conservato senza compressioni estreme, riducendo notevolmente il fabbisogno energetico rispetto ai sistemi attuali. L’energia necessaria per affrontare una notte lunare – che dura circa 14 giorni e mezzo terrestri – potrebbe essere contenuta in una semplice bottiglietta di plastica.
IL FINANZIAMENTO
L’università d’Annunzio è capofila del progetto, al quale partecipano anche l’università di Bari e un’azienda privata. La tecnologia viene sviluppata nel Dipartimento di Farmacia dell’ateneo, diretto dal professor Luigi Brunetti, all’interno di un laboratorio unico in Italia certificato per la sperimentazione di gas combustibili. Il progetto ha ottenuto un finanziamento di circa 2,5 milioni di euro dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica attraverso i fondi Pnrr-NextGenerationEu. «È motivo di grande orgoglio per il nostro Dipartimento», sottolinea Brunetti, «perché la nostra mission è legata al farmaco, che nasce dalla chimica. Dalla chimica organica, base per la creazione di nuove molecole, si possono ottenere risultati eccellenti anche nel campo dell’energia e della sua conservazione, in una prospettiva sempre più sostenibile e green, con possibili applicazioni anche nei trasporti intercontinentali».
PIù SICURO
Grazie a nuovi materiali, sarà possibile immagazzinare l’idrogeno in modo più sicuro, efficiente e accessibile. Se oggi viene conservato in pesanti bombole d’acciaio con rischi di esplosione, in futuro lo scenario potrebbe cambiare radicalmente: si utilizzeranno clatrati, vere e proprie gabbie molecolari d’acqua, e grafene, sottilissimi fogli di carbonio, tra i materiali più innovativi mai creati. Il risultato sarà un sistema leggero e privo di rischi significativi. «Il sistema è autoestinguente, quindi non presenta problemi di sicurezza», precisa Di Profio, che illustra anche le applicazioni terrestri. «Questa tecnologia può essere utilizzata per creare sistemi di stoccaggio dell’idrogeno che fungano da “tampone energetico” sotto le piattaforme eoliche offshore, che operano 24 ore su 24, anche nei periodi di minore richiesta energetica. In questi casi si potrebbero impiegare clatrati ottimizzati per l’ambiente marino». Il motivo è semplice: queste piattaforme si trovano su grandi colonne d’acqua, una risorsa fondamentale proprio come sulla Luna. «Anche qui, infatti, l’acqua è disponibile, sotto forma di acqua marina, naturalmente trattata in modo adeguato». Dall’Abruzzo, terra spesso considerata periferica, prende forma una ricerca capace di guardare oltre l’orizzonte, fino alla Luna. Tra innovazione, sostenibilità e visione, il futuro dell’energia potrebbe nascere proprio qui, dimostrando che anche i territori più discreti possono diventare protagonisti delle sfide globali.
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