L’Aquila, auto in fiamme nel piazzale dell’ospedale San Salvatore: guidatore salvato da un passante

Una Smart carbonizzata sotto gli occhi del proprietario sconvolto, che è stato soccorso da un addetto alla distribuzione dei giornali durante il giro di consegne
L’AQUILA. Un’auto divorata dalle fiamme e il guidatore tratto in salvo mentre a sua volta cerca di salvare il salvabile, ma senza successo. «Aiuto, qualcuno mi aiuti, vi prego!». Questo, infatti, il grido disperato che ieri si è udito nel piazzale dell’ospedale San Salvatore. E che rischiava di cadere nel vuoto, dato che l’orologio in quel momento segnava le ore 6. Di passanti che potessero accorrere, a quell’ora del mattino, neanche l’ombra. Solo gli operatori sanitari in procinto di smontare dopo il turno di notte, che però si trovavano al loro posto, all’interno della struttura.
Tanto che la persona in difficoltà – un uomo sulla settantina – sembrava condannata a cavarsela da sola. E invece no, perché a quell’ora c’è chi invece fa il giro delle edicole pur di consegnare i giornali in tempo. E che decide di intervenire, senza sapere di finirci lui stesso sul giornale, nei panni dell’eroe di turno. «Ma quale eroe, ho fatto quello che avrebbe fatto qualsiasi altra persona se solo fosse stata presente. O almeno spero», dice Stefano Milano della D’Amore Noleggi di Cerchio dell’imprenditore Gianni D’Amore, che oggi, per la prima volta, consegnerà un pacco di copie che parla anche di lui.
«Stavo consegnando i giornali come faccio tutte le mattine», racconta. «Stamattina però, (ieri per chi legge, ndr), ho sentito un uomo gridare aiuto, così sono andato a controllare cosa stesse succedendo. Mi sono poi imbattuto in un signore che cercava di salire a bordo di una Smart, senza riuscirci. Era nel panico. Diceva: “Mi sono allontanato un attimo per andare a prendere un caffè. La macchina sta andando a fuoco”. E mi chiedeva un estintore che però non avevo. Intanto continuava a provare ad aprire la portiera, ma era chiusa. Gli ho chiesto quindi dove fossero le chiavi. Diceva di non saperlo. Invece le aveva in tasca, ma era troppo agitato per fare mente locale. Una volta recuperate, ho poi aperto lo sportello e ho controllato. Stava uscendo del fumo nero dall’impianto dell’aria condizionata, al centro del cruscotto. Quando però ho visto le prime fiamme l’ho preso di peso e l’ho allontanato subito. Temevo potesse scoppiare tutto. Non sapevo se l’auto fosse dotata di un impianto gpl. Così ho chiamato subito i vigili del fuoco. Mentre spiegavo però ai pompieri cosa stesse succedendo l’auto è stata interamente avvolta dalle fiamme», dice. «Lui era disperato ma sta bene. E questo è ciò che conta. I beni materiali, per quanto importanti, si ricomprano. La salute, invece, non la ritrovi più da nessuna parte».
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